29 Agosto 2025
Bce, se ci sei batti un colpo. L’appello di Tajani letto da Pedrizzi


Attualmente con guerre, dazi e debito l’economia mondiale è sotto attacco e la sua crescita è fortemente limitata e frenata. L’Unione Europea in questo scenario rischia tanto. La Bce è andata avanti a spizzichi e bocconi, ad un quarto di punto alla volta perché le decisioni sono state prese sulla base dei dati disponibili in quel momento. L’opinione di Riccardo Pedrizzi

29/08/2025

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“Un ruolo chiave a sostegno dell’industria europea adesso lo può giocare la Bce”, ha dichiarato recentemente Antonio Tajani, aggiungendo che “c’è un problema che pesa molto sulle imprese ed è il deprezzamento del dollaro nei confronti dell’euro. Credo che la Bce possa fare molto in questa fase per sostenere l’industria europea. Con l’inflazione ferma al 2%, sono maturi i tempi per abbassare ancora di più i tassi, per arrivare da due a uno e mezzo o a uno, se non a zero. La Bce potrebbe anche procedere con una sorta di nuovo Quantitative easing acquistando titolo di Stato, come fece durante il Covid. E sempre in chiave europea, si possono aiutare le imprese nell’accesso al credito portando in via temporanea, con una procedura accelerata”.

Tajani era già intervenuto ed in più di una occasione su questo tema. Infatti all’indomani di una riduzione dello 0,25% dichiarò: “lo 0,25% è un taglio troppo basso per favorire la crescita, perché il costo del denaro troppo alto impedisce alle imprese di poter essere competitive e di poter raccogliere prestiti per fare progetti, Era più giusto tagliarlo dello 0,50%: non è un delitto di lesa maestà dire che la penso diversamente (della Banca centrale europea). Questo non significa limitare l’indipendenza di un istituzione. L’indipendenza la rispetto, però la Bce non è intoccabile: è indipendente ma può essere criticata come qualsiasi istituzione, tant’è che la signora Lagarde deve andare di fronte al Parlamento europeo a riferire di ciò che fa. Che un politico, un ministro, dica “ci vuole più coraggio” non mi pare offensivo”.

Arrivando a dire, persino lui, grande europeista: “credo che si debba modificare il Trattato che istituisce la Bce che non può essere solo guardiana dell’inflazione, deve poter governare la moneta per sostenere la crescita. Non dobbiamo credere a capricci rigoristi”. Anche Pietro Cipollone del Consiglio direttivo aveva avvertito dei rischi per l’eurozona se la politica della Bce dovesse “essere troppo restrittiva”. Del resto lo stesso il governatore della Banca d’Italia tempo fa aveva dichiarato: “La Bce dovrebbe adottare una posizione neutrale o addirittura espansiva se il rischio di un’inflazione inferiore al target persiste”, parlando di “una nuova fase di minore volatilità e inflazione più bassa”. Panetta aveva evidenziato che “le condizioni di politica monetaria restrittiva non sono più necessarie” ed ha auspicato “un rapido ritorno a tassi neutrali”, per stimolare la domanda interna e favorire la crescita economica, che invece è “stagnante”… “Oggi siamo molto lontani dai tassi neutrali e dobbiamo agire in fretta, se le condizioni peggiorano”… “Se l’inflazione va sotto il target è pericoloso”.

Secondo il governatore, l’atteggiamento della Bce di considerare gli ultimi dati e decidere riunione per riunione “ha aumentato l’incertezza” generando insicurezza per famiglie e imprese. Ricordiamo che la Bce aveva iniziato la sua politica di aumento dei tassi nel luglio 2022, molto in ritardo rispetto all’esplodere del fenomeno inflattivo e l’aveva proseguita ininterrottamente sino a raggiungere il 4,5%. Poi l’inflazione in Europa ha iniziato a scendere, ma la Bce, usando il tasso tendenziale, se ne è accorta solo un anno dopo; ma non vi ha creduto per quasi un altro anno…

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Attualmente con guerre, dazi e debito l’economia mondiale è sotto attacco e la sua crescita è fortemente limitata e frenata. L’Unione Europea in questo scenario rischia tanto. La Bce è andata avanti a spizzichi e bocconi, ad un quarto di punto alla volta perché le decisioni sono state prese sulla base dei dati disponibili in quel momento. Ora i banchieri di Francoforte devono capire che non possono continuare nella loro politica monetaria, andando avanti al buio, ma devono, in questa particolare contingenza storica, diventare una bussola per mercati, imprese e famiglie (è quello, del resto, che chiede da tanto il nostro governatore Fabio Panetta), perché la Banca centrale può influenzare tutti i tassi di una economia attraverso due canali: direttamente, attraverso le decisioni riguardo i suoi tassi a breve, indirettamente, attraverso l’influenza sulle aspettative degli operatori. Quindi la BCE può influenzare sia i tassi a breve che quelli a lungo.

Christine Lagarde resta però sempre preoccupata per le “tensioni geopolitiche” e la sua parola d’ordine è ancora andare avanti adagio “con giudizio”.
Eppure questo sarebbe proprio il momento di uno scatto di reni. Ed un quarto di punto sarebbe troppo poco per invertire il trend negativo dell’economia europea e per aiutare imprese e famiglie. Anche perché si rischierebbe di restare spiazzati dalle decisioni della Fed che potrebbe precederci in un taglio dei tassi già dalla sua prossima riunione di settembre. Infatti il numero uno della Banca Centrale americana, Jerome Powell lo ha fatto intravedere nella riunione annuale dei banchieri centrali a Jackson Hale nelle montagne del Wayoming dicendo: “siamo ora a 100 punti base più vicini al livello neutrale rispetto ad un anno fa” quindi “potrebbe essere necessario un aggiustamento”. Per questo giustamente il vicepremier Tajani ha chiesto un intervento più consistente e, soprattutto, più coraggioso e lungimirante alla Banca centrale europea.



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