
Cosa contro il tempo per sfruttare alcuni bonus casa per le ristrutturazioni edilizie, prima della riduzione prevista a partire dal 2026. La stagione dei maxi-incentivi edilizi sta volgendo al termine. Dopo anni di bonus elevati, dal 1°gennaio 2026 le detrazioni fiscali per le ristrutturazioni sulla prima casa scenderanno dall’attuale 50% al 36%, con il tetto di spesa che resterà a 96mila euro. Lo stesso avverrà anche nel 2027, mentre dal 2028 non ci sarà più la distinzione tra prima e seconda casa e il bonus ristrutturazione sarà al 30%, con un tetto massimo di spesa a 48mila euro per unità immobiliare.
Dai Superbonus ai tagli: un decennio di incentivi in evoluzione
Negli ultimi dieci anni, la normativa sulle agevolazioni edilizie ha vissuto un’importante evoluzione. Dal 36% ordinario si era passati al 50% come misura “temporanea”, poi prorogata più volte. Con il Superbonus 110% lanciato nel 2020, la politica fiscale era diventata più generosa. Quella stagione si è però chiusa: prima c’è stato il ridimensionamento al 90%, poi l’uscita progressiva dei crediti d’imposta cedibili e, ora, il ritorno graduale ai regimi ordinari. Dal 2026, dunque, tornerà il quadro più restrittivo: il 36% di detrazione, con massimale dimezzato e assenza di super-incentivi straordinari.
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Ristrutturazioni
Chi intende ristrutturare casa dovrà avviare i lavori entro il 2025 e – soprattutto – assicurarsi che le fatture principali siano emesse entro il 31 dicembre. Questo per far sì che la spesa rientri nel regime agevolato al 50%. Il rischio, per chi aspetta, è il trovarsi con i lavori avviati, ma con parte delle spese finite nel 2026, quindi già sotto il regime meno conveniente. Ecco perchè, quindi, gli operai del settore edilizio, dai geometri alle imprese, segnalano un aumento di richieste di preventivi. A crescere, in parallelo, sono anche le domande di finanziamento: mutuo ristrutturazione e prestito ristrutturazione si confermano gli strumenti più utilizzati dalle famiglie per reperire la liquidità necessaria.
Lavori edilizi: mutuo o prestito ristrutturazione?
Di fronte a una ristrutturazione importante, la scelta della forma di finanziamento è importante. Occore quindi distinguere tra il mutuo ristrutturazione e il prestito ristrutturazione. Il primo conviene quando l’intervento è di medio-grande entità, superiore a 30-40mila euro e quando si intende distribuire il costo su molti anni. Gli interessi sono generalmente più bassi rispetto a un prestito personale e le durate arrivano anche a 20-30 anni. Inoltre, gli interessi passivi sul mututo possono essere a loro volta portati in detrazione fiscale entro certi limiti. Il prestito ristrutturazione, invece, è più rapido da ottenere, con procedure semplificate e senza bisogno di ipoteca. Si adatta a lavori di importo ridotto o medio, fino a 30mila euro e a chi preferisce una durata breve, solitamente di cinque-dieci anni. Il tasso di interesse può essere più alto, ma la flessibilità e la velocità di erogazione lo rendono lo strumento preferito quando i tempi sono stretti.
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Lavori di ristrutturazione: tempistiche e pianificazione
La variabile da tenere più in conto non è solo il costo del finanziamento, ma anche la capacità di avviare i lavori e chiuderli con fatture emesse entro i tempi utili. Da questo punto di vista, i tempi del mutuo e del prestito ristrutturazione sono leggermente diversi e vanno valutati a seconda del caso concreto. Gli elementi chiave, quindi, sono: richiedere i preventivi alle imprese il prima possibile, bloccando il prezzo e definendo il cronoprogramma; verificare le opzioni di finanziamento, confrontando mututo e prestito ristrutturazione in base all’importo e ai tempi; garantire le fatture in modo accurato, assicurandosi che siano datate entro il 2025 per beneficiare ancora del 50% di detrazione.
Bonus edilizi, dalle ristrutturazioni all’Ecobonus: detrazioni al 50% per spese 2025 su prima casa
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