29 Agosto 2025
Comunicato Confartigianato Imprese Marca Trevigiana | LE CONTRADDIZIONI DELLA NASPI: PAGANO LE AZIENDE E IL LAVORO PUÒ ATTENDERE


(AGENPARL) – Roma, 29 Agosto 2025

(AGENPARL) – Fri 29 August 2025 LE CONTRADDIZIONI DELLA NASPI: PAGANO LE AZIENDE E IL LAVORO PUÒ ATTENDERE
Le aziende artigiane trevigiane pagano 16 milioni di euro all’anno per sostenere la NASPI.
Nella Marca i percettori della Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego sono circa 23.500, di questi circa 2.350, il 10%, riguardano i licenziati o i dipendenti a cui è scaduto un contratto a termine nel comparto artigiano.
Armando Sartori, presidente Confartigianato Imprese Marca Trevigiana: «Quei soldi dovrebbero essere reinvestiti per motivare i disoccupati a rientrare al lavoro in tempi molto stretti. La NASPI non è nata per essere un comodo parcheggio che spegne la voglia di rimettersi da subito in gioco»
Le proposte di Confartigianato:
percorsi di riqualificazione professionali dei disoccupati, centrati sui bisogni effettivi delle imprese, in collaborazione con gli istituti scolastici professionali, gli unici dotati di laboratori professionalizzanti;
valorizzazione in chiave occupazionale degli iscritti disoccupati ai Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti CPIA;
collaborazione con Veneto Lavoro per una maggiore condivisione delle offerte occupazionali esistenti a favore della microimpresa e pianificazione condivisa della formazione riprofessionalizzante, concordata con le aziende, in base agli effettivi bisogni dei settori produttivi;
dimezzamento della durata della Naspi (da 24 a 12 mesi) e riconoscimento di premialità per il ricollocamento veloce (entro tre mesi)
«La Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego – Naspi, in vigore dal 2015, sta diventando come il reddito di cittadinanza, solo che a pagare sono solo le imprese. Un conto da 16 milioni di euro l’anno e proprio nel momento in cui servono nuove risorse umane da occupare». L’allarme è lanciato dal presidente Armando Sartori, a seguito di un’analisi condotta da Confartigianato Imprese Marca Trevigiana. «I dipendenti in forza nel mondo artigiano in provincia di Treviso», spiega Sartori, «sono circa 35mila e per ciascuno di loro i datori di lavoro versano in media 370 euro all’anno (1,61% sulla RAL annua in uso).»
A questo costo “fisso” si deve aggiungere il c.d. “Ticket Naspi” ossia la contribuzione specifica aggiuntiva che si versa ogni volta che si licenzia un dipendente, che può arrivare fino a 2.000 euro per ogni tipo di risoluzione, anche per motivi disciplinari. Le imprese che invece assumono con contratti a termine o con la somministrazione versano all’INPS, oltre ai 370 euro medi annui, anche una contribuzione aggiuntiva, una sorta di penale per la flessibilità di tali contratti, pari a +1,40% ossia altri 330 euro, per complessivi 700 euro, sempre per finanziare la Naspi.
«I 16 milioni di euro annui – continua il presidente Sartori – equivalgono a un gettito pari all’addizionale regionale versata ricavata dalla medesima platea di lavoratori. Vorremmo che quei soldi fossero davvero utili a motivare i disoccupati a rientrare al lavoro in tempi molto stretti, venissero loro riconosciute delle premialità in base alla celerità con la quale trovano un nuovo impiego».
Oggi il sistema di decalage, che penalizza riducendo ogni mese del 3% il bonifico mensile dell’INPS al disoccupato, scatta dal sesto mese (9° mese se over 55) fino al massimo dei 24 mesi di percezione. In base alle retribuzioni medie in uso nel settore artigiano l’assegno di disoccupazione ha un valore netto medio di circa 1.000 euro nei primi sei mesi, quelli in cui l’importo è più alto.
Nella Marca i percettori di Naspi sono circa 23.500 (fonte INPS Rendiconto sociale provinciale 2023), di questi 2.350, il 10%, riguardano i licenziati o i dipendenti a cui è scaduto un contratto a termine nel comparto artigiano.
La stessa percentuale si registra livello veneto, dove gli assegni Naspi interessano oltre 163.000 disoccupati (fonte INPS Rendiconto sociale provinciale 2023), di cui circa 16.000 quelli fuoriusciti dal mercato del lavoro dell’artigianato.
Il tempo che intercorre tra la percezione della Naspi e il ricollocamento effettivo viene stimato in circa 12 mesi nell’arco massimo di 24 previsti dalla norma.
«Un vero paradosso», rimarca Armando Sartori, «visto che nell’artigianato trevigiano sono difficili da reperire oltre 10mila posizioni. Il 61,2% di queste riguarda operai specializzati e conduttori di impianti e macchine, a distanza seguono gli impiegati e le professioni specialistiche e i tecnici (22,9%), mentre ai due estremi ci sono le professioni non qualificate 10,9% e le professioni specialistiche (5,1%). La Naspi non è nata per essere un comodo parcheggio tra un rapporto di lavoro e il successivo che spegne la voglia di rimettersi in gioco con celerità».
Un altro aspetto problematico, analizzato da Confartigianato riguarda i disoccupati in Naspi che chiedono di aprire un’attività d’impresa (Naspi “anticipata”), ricevendo in “dote” da subito tutti i contributi di disoccupazione che possono superare anche i 16 mila euro. In provincia si stima che 8 percettori su 100 ne facciano richiesta.
«All’apparenza sembra un fatto positivo, se non nascondesse delle insidie», mette in guardia il presidente Armando Sartori. «Ci sono partite Iva che aprono dopo aver incassato il contributo e fingono di rimanere attive per almeno due anni come prevede la norma, per non dover restituire quanto incassato. Ci sono anche casi oltremodo patologici di soggetti percettori Naspi o che la riscattano fingendo di essere nuove partite IVA che abusano, lavorando in nero o in appalti di mera manodopera ovviamente vietati per legge, alimentando il precariato e la concorrenza sleale a discapito di datori di lavoro corretti che assumono i dipendenti o che stipulano genuini contratti di appalto d’opera. Dove si lavora fuori regola è evidente che si trascurano sicurezza e salute. Gli uffici del sistema Confartigianato Imprese Marca Trevigiana si rifiutano di avviare pratiche per l’apertura di partite IVA in riscatto Naspi quando rilevano situazioni non trasparenti».
Secondo l’Associazione, dopo dieci anni di Naspi serve un ripensamento. I percettori non sono sufficientemente spronati a rientrare al lavoro. Non sono divulgati dati e studi su quante siano le cosiddette “condizionalità” attivate dai Centri per l’Impiego, sulle offerte di congrui corsi e/o posti di lavori offerti e rifiutati, sulle conseguenti decurtazioni prima e sospensioni poi dei bonifici mensili da parte dell’INPS.
«È più conveniente mantenere il bonifico e lavorare in nero», fa notare il presidente Armando Sartori, «registrando rifiuti a periodi di prova regolari per non vedersi sospesa la Naspi. In un momento storico dove sono i candidati ai posti di lavoro a dettare l’agenda dei colloqui alle imprese uno strumento così sbilanciato per durata, intensità della cifra mensile erogata, apparente mancanza di controlli sulle condizionalità legate al dover partecipare ad azioni di politica attiva non si può più sostenere se si vuole che il nostro territorio resti ricco e competitivo. Il Governo nella legge di bilancio per il 2025 per mettere un freno “ai furbetti della Naspi” ha previsto l’obbligo di iscrizione al Sistema Informativo per l’Inclusione Sociale e Lavorativa – SIISL per tutti i beneficiari e l’introduzione del requisito minimo di 13 settimane di contributi per chi si rioccupa dopo essersi dimesso volontariamente. Ma non basta ancora.»
Da qui una serie di proposte di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana come il dimezzamento della durata massima, un tempo ritenuto congruo per trovare una nuova collocazione date le richieste delle aziende, l’introduzione di un bonus al dipendente se si ricolloca nei primi tre mesi, oltre ad attività di accertamento continuative per smascherare le finte partite IVA pagate con il riscatto della Naspi legate a nuovi indicatori di effettivo esercizio dell’attività d’impresa o coloro che, in vari modi molto ingegnosi e forse poco controllati, approfittano della misura.
Per incentivare i disoccupati al lavoro l’Associazione propone anche di creare percorsi di riqualificazione professionale, centrati sui bisogni effettivi delle imprese che mirano a trasferire competenze sulle mansioni operaie che nessuno vuole più fare. Per fare questo servono collaborazioni con gli istituti scolastici professionali, gli unici dotati di laboratori nei quali fare esperienze e acquisire nuove conoscenze e competenze. I percorsi non sarebbero funzionali solo ai percettori di Naspi, ma utili sia ai lavoratori stranieri non ancora occupati nelle more del rilascio del primo permesso di soggiorno, sia ai tanti italiani e/o stranieri non occupati già in possesso dei permessi di soggiorno per lavorare iscritti nei CPIA che recuperano titoli di studi primari (terza media) o secondari (superiori) o frequentano corsi di alfabetizzazione e di apprendimento della lingua italiana.
«Strategico per le piccole imprese è prima di tutto usare meglio gli strumenti di matching di Veneto Lavoro e che i Centri per l’Impiego già propongono», rilancia Armando Sartori, «e lavorare per creare da subito nuove esperienze di politiche attive del lavoro ancorate al vero fabbisogno di competenze che caratterizza oggi il manifatturiero e il sistema casa trevigiano.»
CONDIZIONALITA’ NASPI
(penalità mancate azioni per reinserimento nel mercato del lavoro)
tipo di inadempienza percettore NASPI INPS circolare n.224/2016 1^
sanzione 2^
sanzione sanzione per
rifiuto lavoro congruo
mancata partecipazione a corsi o orientamento ¼ mensilità
(8 giorni) Sospensione di 1 mensilità decadenza dalla NASpI e dallo stato di disoccupazione
rifiuto ingiustificato
offerta LAVORO
da CPI VENETO LAVORO — — decadenza immediata
COME CALCOLARE DURATA E IMPORTO DELLA NASPI
Il periodo massimo di percezione della Naspi si calcola sulla base della storia contributiva dell’ex dipendente richiedente negli ultimi quattro anni (48 mesi). La durata massima è di 24 mesi. L’indennità viene corrisposta per un numero di settimane pari alla metà di quelle di contribuzione versata durante quel periodo. Ad esempio con un anno di rapporto si ha diritto a 6 mesi, con 2 anni a 12, con 3 anni a 18, con 4 anni o più a 24 mesi di NASPI.
Per definire l’importo il primo passo è determinare la retribuzione media mensile imponibile. Questa si basa sulle retribuzioni soggette a contributi previdenziali ricevute negli ultimi 4 anni.
Retribuzione totale degli ultimi 4 anni: sommare tutte le retribuzioni lorde (compresi eventuali bonus e straordinari) degli ultimi 4 anni.
Numero di mesi lavorati: contare i mesi lavorati negli ultimi 4 anni.
Per ottenere la retribuzione media mensile, si deve dividere la retribuzione totale per i mesi lavorati.
Esempio:
Retribuzione totale negli ultimi 4 anni: 96.000 euro (24.000 euro RAL annua media)
Numero di mesi lavorati: 48
Retribuzione media mensile = 96.000 / 48 = 2.000 euro.
Se la retribuzione media è:
più bassa di 1.436,61€, si riceve un’indennità pari al 75% di tale retribuzione mensile
più alta di 1.436,61€, l’importo sarà il 75% dell’importo di riferimento annuo più il 25% della differenza tra la retribuzione media mensile e l’importo minimo

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