
Il Ponte sullo Stretto di Messina non è solo un collegamento tra due sponde ma l’innesco di un progetto più ampio: una grande Zona Economica Speciale capace di trasformare la Sicilia in hub logistico e produttivo del Mediterraneo. A sostenerlo è Davide Falteri, presidente di Federlogistica, che rilancia il dibattito spostando l’attenzione dalle difficoltà tecniche e politiche alle opportunità strategiche per il Paese.
Visione strategica – Per Falteri il Ponte deve essere interpretato come un tassello all’interno di una prospettiva più ampia. “Guardare al Ponte sullo Stretto come a una pur eccezionale opera infrastrutturale significa aver perso qualsiasi visione per il futuro e subire passivamente la condanna del nostro Paese alla decadenza”, afferma. L’opera, secondo il presidente di Federlogistica, è il passaggio obbligato per rendere operativa la Zona Economica Speciale che in Sicilia si articola in due poli, orientale e occidentale, su un’area complessiva di circa 5.580 ettari.
Occasione unica – Falteri insiste sul valore politico e sociale del progetto. “Potrebbero accadere molte cose negative, potrebbero verificarsi intoppi, ma specialmente politica e impresa potrebbero non capire che quella del Ponte sullo Stretto di Messina è un’occasione unica. L’occasione per rinsaldare un Paese diviso fra Nord e Sud e consentire all’Italia di sfruttare la centralità di un Mediterraneo tornato decisivo”. La prospettiva include i rapporti con Africa e Medio Oriente, aree in crescita che, nella visione di Federlogistica, troverebbero nella Sicilia un punto di interconnessione privilegiato.
Agevolazioni fiscali – La ZES offre strumenti concreti per attrarre investimenti: crediti d’imposta fino a 100 milioni di euro per beni strumentali, semplificazioni amministrative e autorizzative con tempi ridotti, agevolazioni fiscali che includono la riduzione del 50% dell’imposta sul reddito per i nuovi insediamenti per un periodo iniziale di sette anni. Sono previste inoltre possibili Zone Franche Doganali in aree portuali, maggiore integrazione logistica attraverso corridoi doganali e interporti, nonché investimenti supportati dal PNRR per infrastrutture portuali e collegamenti di ultimo miglio.
Porti e logistica – Una Sicilia dotata di un sistema portuale e infrastrutturale integrato potrebbe diventare la piattaforma naturale per il re-shoring e il friendly shoring, processi che molte imprese stanno valutando dopo la pandemia. “La Sicilia – osserva Falteri – può diventare il polo logistico dell’ortofrutta del Mediterraneo e dell’Europa, nonché delle industrie alimentari e conserviere connesse. Ma anche l’hub delle nuove risorse energetiche, idrogeno incluso”.
Start up region – Il presidente di Federlogistica sottolinea anche le opportunità tecnologiche e culturali. La Sicilia potrebbe candidarsi come “start up region” nel settore dell’innovazione, oltre a valorizzare il suo patrimonio storico. Una prospettiva che punta a superare decenni di discussioni polarizzate sul Ponte, visto finora come il terreno di scontro tra tifoserie politiche contrapposte.
Valore aggiunto – “Oggi è il momento di dire basta: con un mondo condizionato da guerre commerciali, dazi e contro-dazi, il Ponte ha tutte le caratteristiche per diventare l’arteria di un corpo economico e sociale sottosviluppato per miopia politica”, afferma Falteri. L’elemento decisivo resta la logistica, che integrata al regime di Zona Franca può innescare investimenti privati, insediamenti industriali e nuovi collegamenti, ridisegnando il ruolo del Mezzogiorno nello scenario internazionale.
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