29 Agosto 2025
Ferrovie, ritardi sul Pnrr e un autunno di disagi


Finite le vacanze estive, per tanti italiani rientrati in servizio torna l’incubo treni. I lavori di ammodernamento della linea ferroviaria sono indietro e i fondi Pnrr sono stati spesi per appena la metà, mentre la scadenza di giugno 2026 si avvicina. Mercoledì al Meeting di Rimini il ministro Salvini e l’amministratore delegato di Fs, Stefano Donnarumma, seduti vicini sullo stesso palco, hanno rievocato il piano di investimenti da 100 miliardi in cinque anni, ma la realtà è diversa dalla propaganda.

PER I FONDI PNRR destinati alle ferrovie, l’Italia deve spendere 25 miliardi entro dieci mesi. «Se guardiamo l’avanzamento della spesa, siamo a oltre 15 miliardi», ha riferito Donnarumma. Secondo il portale OpenPnrr di Openpolis, che monitora l’avanzamento di tutte le spese previste, gli investimenti ferroviari sono fermi a 9,1 miliardi ma i dati sono aggiornati al 31 marzo. Anche prendendo per buona la cifra di Donnarumma, mancherebbero comunque 10 miliardi da spendere entro giugno 2026. Significa un miliardo al mese e mille interventi al giorno, che non potranno che peggiorare i disagi subiti dai pendolari. Lo scorso inverno si è toccato il fondo, con una sfilza di guasti e interruzioni che hanno provocato innumerevoli ritardi e soppressioni. Con un’infrastruttura datata e inadeguata, senza binari alternativi, basta un inconveniente per bloccare la circolazione in mezza Italia.

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L’ELEVATA DENSITÀ dei cantieri – ammessa dallo stesso Donnarumma – provoca problemi di congestionamento. Il ritardo del governo ha portato a concentrare tutto in pochi mesi, lavorando di corsa e senza pianificare. Dal momento che il piano è arrivato solo a metà, per i pendolari si prospetta dunque un’altra stagione di passione. E chissà se il Mit e Fs evocheranno di nuovo lo spettro dei presunti e mai acclarati sabotaggi in caso di guasti, come fecero lo scorso gennaio. Le maggiori criticità riguardano il sud Italia, dove l’infrastruttura versa in condizioni più vetuste. Nonostante ciò, i fondi Pnrr per le ferrovie sono stati destinati per il 50% al nord e solo per il 37% a sud e isole. Appena 1,5 miliardi riguardano le linee regionali italiane, quelle più usate dai pendolari, dove risulta avviato un quarto dei cantieri.

IL NORD non versa in una situazione migliore: in Lombardia, secondo i calcoli del consigliere Pd Angelo Orsenigo, a giugno su 73mila treni ci sono stati 6.500 ritardi superiori ai 15 minuti e 4.500 soppressioni, dunque i disagi hanno riguardato circa un viaggio su sette. Nel frattempo il Gruppo Fs interviene per ammodernare i treni: martedì è stato annunciato l’investimento di 70 milioni per 442 nuovi locomotori, che si sommano a 500 milioni spesi dall’inizio dell’anno per 61 nuovi treni regionali. Ma questi mezzi viaggeranno su una linea vecchia e congestionata, ancora a binario singolo in 9mila sui 17mila chilometri di ferrovia attivi.

CON QUESTA SITUAZIONE, gli italiani continueranno a preferire muoversi sui mezzi più inquinanti come l’auto, usata dal 64% di chi va al lavoro secondo l’Istat. Il treno dovrebbe rappresentare l’alternativa pulita per chi si sposta fuori città, ma è l’ultima scelta a causa dei cronici ritardi e gli scarsi collegamenti con le zone periferiche. Dagli anni Quaranta a oggi sono stati tagliati oltre 7mila chilometri di binari, penalizzando soprattutto le aree interne. Se ai disagi si aggiunge che il treno costa pure di più, la mobilità pulita non potrà mai prendere piede.

UN ALTRO PROBLEMA riguarda gli spostamenti serali e notturni, sempre più ridotti. Per ripristinarli lotta l’associazione europea Back on track, costituitasi formalmente lo scorso anno ma attiva dal 2014. Il movimento è nato da alcuni attivisti tedeschi come protesta contro l’interruzione dei treni notturni da parte di Deutsche Bahn e da allora si è espanso in modo capillare. A ottobre sarà ufficializzata la sezione italiana. «Chi vuole muoversi in modo sostenibile è impossibilitato per i prezzi alti e la scarsità di collegamenti – sottolinea il portavoce Giovanni Antoniazzi -. Più cittadini dovrebbero essere messi in condizione di fare questa scelta ecologica».

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