
Ogni tanto si torna a parlare di geotermia in Italia e delle possibilità di un suo sviluppo. Il nostro è il primo Paese al mondo ad aver prodotto energia elettrica da fonti geotermiche; oggi è il secondo in UE per produzione industriale di settori attivati dalla filiera geotermica.
In prospettiva, è uno dei tre Paesi a più elevato potenziale geotermico in Europa, insieme a Turchia e Islanda. Lo ha ricordato uno studio dell’European House Ambrosetti, commissionato da Rete Geotermica. Nello stesso, è stato stimato che se venisse valorizzato anche solo il 2% del potenziale presente in tutto il territorio italiano nei primi 5 chilometri di profondità, la geotermia potrebbe soddisfare il 10% della domanda di elettricità in Italia al 2050 e, contemporaneamente, oltre la metà del fabbisogno per riscaldamento e raffrescamento degli edifici residenziali, pubblici e commerciali.
Geotermia in Italia, tra spazi di crescita e la necessità di un piano nazionale ed europeo
Tutto questo è stato oggetto di discussione e dibattito nel corso dell’Italian Geothermal Forum, i cui lavori sono stati aperti dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin. Nel corso del suo intervento, ha affermato che «ci sono spazi di crescita molto forti» per la geotermia in Italia, grazie alle nuove tecnologie. Essa «può contribuire al mix energetico pulito di origine nazionale», insieme alle rinnovabili e – ha aggiunto – al nucleare. Lo stesso ministro ha giudicato plausibile l’ipotesi di un raddoppio della produzione geotermica nazionale nel giro del prossimo decennio.
L’accordo per una strategia europea per la geotermia e la disponibilità dei ministeri competenti a un piano d’azione nazionale sono il quadro di riferimento indispensabile dal quale partire per il rilancio del settore.
Anche in Europa si lavora allo sviluppo di questa fonte energetica, anche attraverso la definizione di un Piano d’azione geotermico atteso per il primo trimestre 2026.
Il ruolo della geotermia in Europa
La geotermia può giocare un ruolo di primo piano in Europa. Lo ha ricordato di recente l’European Geothermal Energy Council (EGEC). Nel Geothermal Market Report, uscito lo scorso luglio, prevede una significativa ripresa dell’attività commerciale legata ai progetti di energia geotermica in tutta Europa a partire dal 2025.
Sarà davvero quello in corso l’anno del rilancio per la geotermia in Italia e in Europa? Per ora è ancora limitato il suo contributo. Sotto forma di produzione di energia elettrica solo lo 0,5% di quella prodotta da fonti rinnovabili è da ascrivere alla geotermia.
Ciò nonostante, l’Unione Europea riconosce la geotermia come una tecnologia chiave per raggiungere gli obiettivi di neutralità climatica al 2050. È citata tra le otto tecnologie strategiche incluse nel Net-Zero Industry Act, sotto forma di pompe di calore geotermiche.
Altri passi in avanti per sostenere lo sviluppo geotermico si considerano con la definizione del futuro Piano d’azione geotermico. A questo proposito, Dan Jørgensen, Commissario per l’Energia e l’Edilizia Abitativa, rispondendo a un’interrogazione parlamentare in corso nel Parlamento UE, ha confermato, a inizio anno, che la Commissione Europea pubblicherà il Piano d’azione geotermico nel primo trimestre del 2026. Come sottolineato nel piano d’azione per un’energia accessibile adottato lo scorso febbraio, la Commissione si è impegnata a lavorare su una strategia globale per progredire ulteriormente nella decarbonizzazione del riscaldamento e del raffreddamento e intende preparare una strategia per il riscaldamento e il raffreddamento (primo trimestre del 2026), che sarà accompagnata da un piano d’azione sull’energia geotermica.
I numeri della geotermia nell’UE
Nel frattempo, nonostante il potenziale dell’energia geotermica rimanga per lo più inutilizzato, ci sono segnali di un suo sviluppo in Europa. Lo segnala EGEC, nel Geothermal Market report 2024. Riporta che, nel 2024, sono entrate in funzione tre nuove centrali geotermiche, una in Austria e due in Turchia, aggiungendo una capacità di generazione di energia elettrica di base di 40 MW. Entro la fine dello scorso anno, erano in funzione in tutta Europa 147 centrali geotermiche.
Anche l’ambito del geothermal district heating and cooling ha registrato una crescita costante, con dieci nuovi sistemi lanciati: tre in Polonia, due nel Regno Unito e uno ciascuno in Francia, Grecia, Romania, Spagna e Paesi Bassi. Questo ha portato il numero totale di distretti geotermici operativi in Europa a 412, con circa 500 progetti aggiuntivi in fase di sviluppo.
In questo quadro di generale crescita, EGEC registra un calo rilevante nelle vendite di pompe di calore geotermiche, pressoché in tutti i Paesi europei. È un peccato perché, rimarca la stessa EGEC, sono la soluzione più efficiente e sostenibile per il riscaldamento e il raffrescamento degli edifici, offrendo una longevità eccezionale, che spesso supera i 50 anni. In Europa se ne contano 2,43 milioni in funzione.
Prospettive future
Sul futuro della geotermia, la stessa associazione prevede un “aumento esponenziale” del numero di pozzi da perforare a partire dal 2025. Ciò è dovuto all’elevato numero di progetti di energia geotermica attualmente in fase di sviluppo in tutta Europa, tra cui circa 50 centrali elettriche e oltre 500 progetti di sistemi – o distretti – di teleriscaldamento e teleraffrescamento, nonché alla continua crescita del numero di campagne di esplorazione avviate.
In tutta Europa, sono attualmente allo studio proposte per 193 centrali geotermiche, principalmente in Croazia, Francia, Germania, Ungheria, Italia e Turchia. Tuttavia, l’esplorazione sta guadagnando terreno anche in nuovi mercati come Grecia e Spagna.
Le sfide della geotermia in Italia
Restano diverse incognite nello sviluppo della geotermia in Italia. Lo ha evidenziato Matteo Quaia, general manager di Rete Geotermica, rete di imprese italiane focalizzata sullo sviluppo di impianti geotermici. Nel suo intervento all’Italian Geothermal Forum, ha evidenziato le difficoltà in cui si dibatte il settore «nel riuscire a implementare i progetti che sono nella pipeline e che sono molto consistenti: circa 40 per circa 800 MW in tante regioni italiane. Nel corso degli ultimi dieci anni, sebbene sia stata data possibilità di implementare progetti non è avvenuto nulla». Ha ricordato che alcune società membri dell’associazione Rete Geotermica hanno installato impianti per 600 MW in giro per il mondo. Invece, «le prospettive in Italia sono abbastanza basse».
Pur avendo un ruolo importante da svolgere nella decarbonizzazione del sistema energetico dell’UE, il potenziale dell’energia geotermica è stato finora ostacolato da sfide legate, tra l’altro, alla pianificazione, ai permessi, alle competenze, ai finanziamenti e alla disponibilità dei dati. Lo ricorda la stessa Commissione Europea, lo si è evidenziato in occasione dell’appuntamento a Roma.
Lo stesso Segretario Generale EGEC, Philippe Dumas, in occasione dell’evento italiano, ha evidenziato la necessità di strategia a livello Europeo e nazionale, così come una semplificazione dei permessi, aree di accelerazione, finanziamenti privati insieme al sostegno statale. Tutto questo potrebbe sbloccare un potenziale significati: “triplicare la geotermia si può”, ha suggerito lo stesso Dumas fin nel titolo del suo intervento.
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