
Un lungo approfondimento del quotidiano britannico ricostruisce le trasformazioni della capitale economica italiana: l’arrivo dei «migranti di lusso» e dei fondi di private equity grazie al regime fiscale favorevole. Ma c’entra anche la vicinanza alle mete vip
Un boom di capitali stranieri che sta cambiando la dinamica di Milano. Il trend era palpabile da tempo, ora se ne è accorto anche il Financial Times, che alla trasformazione finanziaria e sociale della capitale economica d’Italia ha dedicato un lungo approfondimento, partendo dall’assunto che il regime fiscale favorevole dell’Italia abbia rappresentato il volano della trasformazione di quella che fino a un paio di decenni fa rappresentava «una realtà fondamentalmente molto locale» – secondo la definizione del quotidiano britannico – e che ora è sempre più diventato il quartier generale di industriali e fondi di private equity senza alcun legame diretto con il nostro Paese.
Un’evoluzione confermata tra le altre cose dalle iscrizioni alle all’anagrafe dei «migranti di lusso», che evidenziano come tasse agevolate per il rientro dei capitali e il mercato immobiliare redditizio portino a trasferimenti da rotte che non ti aspetti: nel 2023 hanno spostato la propria residenza a Milano persone che prima la avevano ad Antigua, alle Bahamas, alle Barbados, a Panama e Cipro, con 1627 nuovi arrivi dagli Stati Uniti, dato più alto dal 2003.
Paperoni d’oltreconfine che hanno scelto di trasferirsi all’ombra del Duomo soprattutto per ragioni di natura fiscale, dal momento che chiunque sposti la propria residenza in Italia beneficia della cosiddetta «norma CR7», varata dal governo Renzi, chiamata così perché permise a Cristiano Ronaldo di trasferirsi alla Juventus pagando una tassa «simbolica» e piatta su tutti i redditi provenienti dall’estero: una flat tax di 200 mila euro su tutti i redditi d’oltreconfine (erano 100mila fino all’anno scorso), su interessi di obbligazioni, dividendi da partecipazioni azionarie, plusvalenze da cessione di imprese, successioni o donazioni quando maturati all’estero, garantendo un trattamento particolarmente favorevole a chi ha conti in banca milionari.
Un dettaglio che ha contribuito a generare una nicchia di investitori internazionali che ha riversato capitali enormi sugli immobili di lusso nel mercato di Milano, in corrispondenza di uno sviluppo verticale della città su cui, a vario titolo, si sono concentrate le inchieste della Procura, e che ha modificato negli ultimi anni la fisionomia delle zone di maggior pregio della città, con prezzi che nel quadrilatero della moda sono arrivati a sfiorare i 40mila euro al metro quadro, dato diciotto volte più elevato di quello della media del resto del Paese. Il quotidiano britannico sottolinea poi come negli ultimi anni diverse società di investimenti alternativi come Cvc, Preservation Capital e Ares abbiano aperto e ampliato uffici a Milano, e che colossi bancari come Goldman Sachs abbiano ampliato la propria presenza in città, con i dirigenti che hanno tra l’altro apprezzato la qualità della vita di una città dove «in due ore si può raggiungere Portofino; in 45 minuti si può pranzare sulla terrazza di Villa d’Este sul Lago di Como; e in tre ore si può raggiungere St. Moritz». C’era una volta la gita fuori porta.
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