29 Agosto 2025
Ricci, primo round per le Regionali. Il governatore uscente: «Regione in crescita». Lo sfidante: «Falso, fermi da 5 anni»


ANCONA Ricci graffia, Acquaroli resta imperturbabile. Lavoro, imprese, giovani e turismo. Prospettive, idee e strumenti da mettere in campo dal prossimo governo regionale a un mese esatto dal voto. Ieri, nella sede dell’H3 Coworking al Gross Center di Ancona, è andato in scena il primo dei tre confronti diretti tra il presidente uscente Acquaroli e lo sfidante Ricci (leader della coalizione di centrosinistra). Padrona di casa la Uil Marche, nell’ambito dell’assemblea regionale dell’organizzazione sindacale. La segretaria generale Claudia Mazzucchelli ha preparato il campo: «Siamo stanchi di una regione al plurale. Pur nella diversità dei territori, serve un progetto organico, di lungo periodo, che punti allo sviluppo attraverso step intermedi su temi cruciali: infrastrutture, lavoro, tutela dei diritti. Via, partiti. 

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L’attacco

Com’era normale che fosse, Ricci ha attaccato. Acquaroli ha difeso a spada tratta l’operato dei suoi cinque anni di governo. Il governatore uscente, plico di fogli e dati alla mano, elenca i traguardi raggiunti: «9 milioni di euro di fondi Fse per vincere il precariato; un protocollo sul welfare aziendale che ci vede primi in Italia per l’utilizzo dei fondi sociali europei». Sottolinea: «Non era scontato». Acquaroli parla di sviluppo economico: «La nostra regione era ultima insieme all’Umbria. Negli ultimi cinque anni siamo secondi dopo il Lazio con il 15% di crescita in valore assoluto». Ricci entra in tackle: «Non dobbiamo dare i numeri del Lotto». Parte da considerazioni antitetiche: «Le Marche sono ferme». Sciorina altri dati: «La Banca d’Italia dice che cresciamo dello 0,4%, Svimez dello 0. Confindustria addirittura -2%». E fa partire l’affondo: «Se dopo 5 anni le Marche non crescono, mezza responsabilità ve la volete prendere o no?». Ricci teme lo tsunami dei dazi: «Una botta mortale per le imprese che esportano». La sua ricetta: «Subito una nuova internazionalizzazione, subito 10 milioni di euro per aiutare le imprese marchigiane a trovare nuove commesse». Il governatore uscente non si fa trovare impreparato: «Abbiamo messo 40 milioni di euro sull’internazionalizzazione, oltre 100 milioni per sostenere il credito alle Pmi. Siamo la prima regione d’Italia per start up su società di capitali. Intorno all’innovazione e intelligenza artificiale c’è la risposta alla competitività del futuro, con una sponda importante data dalla formazione». La sfida digitale è cara anche a Ricci: «Bisogna creare un’App regionale per aiutare le imprese ad applicare l’intelligenza artificiale nel settore manifatturiero». Altro affondo: «Basta soldi a pioggia e click day per far prendere finanziamenti al più veloce a spingere un bottone». Scintille sulla Zes, ovviamente. Acquaroli mette le mani avanti: «Abbiamo ereditato una regione in transizione». Quindi il vanto: «Questo governo, in concertazione con quello nazionale, è riuscito a far includere nella Zes anche le Marche. Il che significa: semplificazione burocratica, bonus occupazionale per gli over 35 non occupati da 2 anni». Ricci scatta: «Non consento che cittadini vengano presi in giro: non c’è un decreto legge per l’entrata in vigore della Zes, non ci avete messo un euro. Mancano metà dei Comuni marchigiani. Ancona e il porto non sono compresi». Acquaroli ribatte: «Siamo su una Zes unica, non deve essere finanziata. I soldi ci sono già». «Vuol dire che li togliamo ad altri Comuni del Sud» incalza Ricci.

L’aeroporto

Il leader del centrosinistra duro anche sulle infrastrutture: «Un aeroporto inadeguato. Non possiamo accontentarci di uno scalo che ha 5 voli al giorno. Serve un patto con gli altri aeroporti del centro Italia». Acquaroli cala l’asso: «Poche ore fa Enac ha assegnato nuove rotte verso Roma e Milano bigiornaliere a partire da novembre». Voli-uguale-turismo. Ricci definisce l’Atim «un carrozzone, 12 milioni di euro per fare cosa?». «Intanto è un finanziamento su due anni ed erano soldi già previsti in precedenza» la puntualizzazione di Acquaroli. Tema sanità. Tintinnano le sciabole. Ricci: «Negli ultimi cinque anni si sono allungate le liste d’attesa». «Perché da dopo il Covid è cresciuta la domanda del 30%» evidenzia Acquaroli. «Grave dare la colpa all’utente, un marchigiano su 10 rinuncia alle cure perché non ha i soldi per rivolgersi al privato» sferza Ricci che suggerisce: «Dal 1° ottobre bisogna andare a Roma a battere i pugni sul tavolo per far finanziare la sanità almeno al 7% del Pil». La strategia di Acquaroli: «Stiamo aprendo 50 punti salute, abbiamo messo in campo le farmacie dei servizi. Aggregazioni funzionali territoriali che ci vengono copiate da altre regioni». Fine primo round. Stretta di mano e sorrisi plastici.





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