29 Agosto 2025
Taglio Irpef in Manovra allo studio, chi ci guadagna davvero: la strategia del Governo


La prossima Manovra 2026 si regge sulla promessa di alleggerire l’Irpef. Palazzo Chigi sta preparando un intervento che abbassa la seconda aliquota dal 35% al 33% e amplia la fascia fino a 60.000 euro di reddito.

Una misura che costa circa 4 miliardi di euro l’anno, che deve comunque restare dentro i binari di bilancio. All’interno della maggioranza i tavoli (e i toni) sono già accesi: Fratelli d’Italia e Forza Italia la trattano come bandiera politica, mentre la Lega insiste per non trascurare le partite Iva e spinge per riaprire il capitolo delle rottamazioni delle cartelle.

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Taglio Irpef 2025: le mosse del governo per mantenere la promessa

Per finanziare il taglio Irpef il governo sta valutando diverse opzioni di copertura. Oltre al taglio dell’aliquota, si considerano interventi come lo slittamento dell’aumento automatico dell’età pensionabile (previsto per il 2027) e il rifinanziamento di una nuova rottamazione delle cartelle esattoriali.

Si attende anche l’aggiornamento del famigerato Documento di economia e finanza (DEF): se il pil dovesse correre più del previsto, potrebbero arrivare risorse aggiuntive, ma il ministro Giorgetti ha già gelato gli entusiasmi con un “non c’è alcun tesoretto”.

In passato, l’esecutivo aveva provato la carta del concordato preventivo biennale per le partite Iva, ma l’esperimento è naufragato per scarsa adesione.

Per tenere i conti in riga, il piano di Bilancio dovrà quindi aggrapparsi alla crescita delle entrate fiscali e a qualche altra misura di contorno, cercando di mantenere il pareggio come totem di affidabilità.

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Manovra, le ipotesi sul tavolo e perché Forza Italia dice no

Non tutti i partner di coalizione sono d’accordo sulle modalità di copertura. Un nodo cruciale, manco a dirlo, è il metodo di reperire i 4 miliardi. Salvini e la Lega spingono per nuove imposte mirate (ad esempio una tassa sugli extra-profitti bancari), ma Forza Italia frena nettamente.

Il vicepremier Tajani ha ribadito di essere “contrario a qualsiasi aumento di tasse” e ha difeso il sistema bancario da “un assalto alla diligenza”. Forza Italia vuole il taglio Irpef ma senza gravare su nuove fonti tributarie, spostando piuttosto l’attenzione su defiscalizzazioni e incentivi al lavoro.

Questo scontro interno fa esaminare ipotesi alternative: per esempio, si valuta se rinunciare ad altri investimenti o attingere temporaneamente al deficit, oppure rimandare alcune spese elettorali.

Taglio delle tasse: chi risparmia di più con la nuova Irpef

Il taglio del secondo scaglione Irpef premia soprattutto i redditi medio-alti del ceto medio. Le simulazioni dicono che chi viaggia intorno ai 40.000 euro lordi l’anno porta a casa il bottino più consistente: circa 627 euro in meno di tasse.

Sopra i 50.000 euro il risparmio resta di qualche centinaio di euro, comunque non trascurabile. Chi invece si muove sui 30.000 euro si accontenta di un vantaggio più ridotto.

A guadagnarci in massa sarebbero milioni di contribuenti con redditi medi, considerando che oltre il 75% dell’Irpef arriva da chi incassa più di 29.000 euro.

L’operazione vuole ridare fiato al potere d’acquisto proprio di questa fascia, che finora ha visto scorrere più briciole che veri sgravi.

Ceto medio al centro: a chi è destinato il beneficio fiscale

Il provvedimento guarda dritto al “ceto medio” dei lavoratori dipendenti. Qui dentro finiscono i redditi lordi tra i 30.000 e i 60.000 euro: oggi la seconda aliquota al 35% colpisce dai 28.000 ai 50.000 euro, la proposta la spinge fino a 60.000.

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È la fascia che incassa stipendi medi, né troppo bassi né dorati, e che negli ultimi anni ha sentito l’inflazione mordere più del dovuto. Meloni e Tajani hanno parlato apertamente di rischio che il ceto medio scivoli verso il basso, ed è lì che vogliono piazzare l’argine.





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