30 Agosto 2025
Buoni pasto 2025: effetti su aziende, lavoratori ed esercenti


Dal 1° settembre 2025 arriva una riforma sui buoni pasto che riduce le commissioni massime al 5% per bar, ristoranti e supermercati. La misura, già valida nel pubblico, si estende al privato e avrà effetti su esercenti, aziende e lavoratori, ridisegnando il welfare aziendale.

Commissioni più leggere per esercenti

Con i nuovi buoni pasto 2025, bar, ristoranti e supermercati non pagheranno più commissioni oltre il 5%. Finora i costi superavano spesso il 15%, riducendo i margini degli esercenti e spingendoli talvolta a rifiutare i ticket. La nuova norma garantisce maggiore sostenibilità economica e incentiva l’accettazione diffusa dei buoni, che diventano così un reale strumento competitivo.

Le società emittenti hanno criticato il provvedimento, definendolo anticoncorrenziale. Secondo l’Anseb, il limite imposto potrebbe spingere le aziende fornitrici a eliminare sconti e agevolazioni, trasferendo i maggiori costi direttamente sui datori di lavoro.

Effetti sul welfare aziendale e transizione

Il tetto alle commissioni avrà impatti anche sul welfare aziendale. Molti HR manager temono che le imprese reagiscano riducendo il numero o il valore dei buoni pasto erogati. Un’indagine segnala che il 40% delle aziende prevede tagli al budget dedicato al personale, mentre il 15% valuta di abbassare il valore facciale del ticket. Alcune imprese stanno persino studiando soluzioni alternative per salvaguardare il potere d’acquisto dei dipendenti.

La norma prevede un periodo di transizione: i contratti dovranno essere adeguati entro il 31 agosto 2025, mentre i ticket già emessi resteranno validi fino al 31 dicembre 2025. Dal 1° gennaio 2026 il limite del 5% diventerà obbligatorio per tutti, segnando un cambiamento definitivo per l’intero sistema.

Impatto dei buoni pasto 2025 su aziende e lavoratori

La riforma dei buoni pasto 2025 introduce più trasparenza e sostenibilità per gli esercenti, ma solleva dubbi sugli effetti per aziende e lavoratori. Il nuovo tetto al 5% delle commissioni rappresenta un passo avanti per ridurre le inefficienze del sistema, pur richiedendo attenzione alle ricadute sul welfare aziendale.

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