
Dal 1° settembre i buoni pasto godranno di un nuovo tetto sulle commissioni massime richiedibili dalle società erogatrici.
Il Decreto sulla Concorrenza ha variato le commissioni sui buoni pasto. L’applicazione implica che le società che emettono i voucher non potranno più percepire più del 5% rispetto al valore nominale del ticket.
La novità si applicherà dal 1° settembre di quest’anno ma varrà anche per i voucher già emessi precedentemente. L’intervento è stato proposto dal deputato di Forza Italia, Silvio Giovine, a fronte della precedente commissione “folle” che poteva esser richiesta agli esercenti.
Buoni pasto commissioni? Tetto confermato: scontro sindacati e Anseb
Prima della recente modifica le commissioni sui buoni pasto potevano arrivare fino ad un massimo del 20%, mentre adesso il loro valore nominale non può oltrepassare il 5%.
L’emendamento renderà certamente felici gli esercenti e la grande distribuzione, che già in precedenza stava lottando affinché il Governo potesse imporre dei limiti sulla percentuale di guadagno richiesta dalle società di buoni pasto.
Ma secondo l’Associazione Nazionale delle Società Emettitrici dei voucher pasto, questa mossa è controproducente sia per le aziende private a cui viene violato il diritto di imporre i prezzi secondo le loro stime, ma anche per gli esercenti convenzionati, dato che il costo complessivo potrebbe esser ben superiore alle commissioni massime richieste (l’Anseb stimerebbe una spesa a voucher del 6%).
Una possibile svolta
Non la pensa così Giancarlo Bancheri, presidente di Fiepet Confesercenti, che invece è lieto del risultato raggiunto, perché non solo aiuterà i ristoratori e i datori di lavoro che offrono i ticket ai dipendenti a risparmiare, ma consentirà anche ai consumatori e ai dipendenti di poter accedere a più circuiti (perché con questo incentivo potrebbero aderire più negozi).
Per la Federazione invece accadrà l’esatto contrario di quanto supposto dall’Asenb, ovvero che i ristoratori, commercianti e negozianti potranno risparmiare fino a 400 milioni di euro annui proprio grazie al maggior margine di guadagno.
Ma ora la preoccupazione è che la società di categoria possa contro attaccare tale decisione con delle variazioni contrattuali unilaterali svantaggiose, come ad esempio dei ritardi sui pagamenti per le aziende.
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