30 Agosto 2025
Cinecittà punta al primato europeo


A Venezia, nel cuore della Mostra, produttori e istituzioni hanno ribadito che il tax credit internazionale resta il motore indispensabile per attirare capitali esteri e consolidare il ruolo di Cinecittà nell’audiovisivo globale. Durante un incontro al Lido, organizzato insieme all’Ape, numeri, prospettive e criticità sono stati analizzati con toni concreti e uno sguardo al prossimo triennio.

Un confronto al Lido che guarda al futuro

Il dibattito intitolato “Cinecittà. Tax Credit. Cinema Globale”, ospitato all’Italian Pavilion del Lido di Venezia e promosso da Cinecittà insieme all’Associazione Produttori Esecutivi – Ape, ha riunito figure centrali dell’industria audiovisiva internazionale. Accanto all’amministratrice delegata Manuela Cacciamani hanno preso la parola il presidente di Smart Consulting Group Gian Marco Committeri, il produttore e presidente Ape Marco Valerio Pugini, nonché i produttori Enzo Sisti e Clayton Townsend. Ognuno ha portato esperienze dirette sui set e analisi strategiche, delineando un quadro unitario rispetto alla necessità di preservare, anzi potenziare, l’incentivo fiscale che dal 2009 rende competitivo il Sistema Italia.

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Fin dall’apertura è emerso un dato incontestabile: il credi­to d’imposta internazionale costituisce lo strumento che consente ai produttori esteri di scegliere i set italiani nonostante la concorrenza crescente di Spagna, Francia, Regno Unito e Germania. La conversazione ha posto l’accento sul fatto che il vantaggio iniziale costruito dal nostro Paese va protetto con un costante aggiornamento normativo, altrimenti l’attrattività rischia di ridursi proprio mentre il cambio euro–dollaro rende l’Europa meno conveniente per gli studios statunitensi. Da qui la richiesta di regole chiare ma tempestive, capaci di dare certezze alle imprese creative.

Cinecittà verso il primato europeo

La visione illustrata da Manuela Cacciamani si appoggia a investimenti concreti in infrastrutture e competenze: entro la metà del 2026, secondo il cronoprogramma annunciato, Cinecittà disporrà di 25 teatri di posa, 21 mila metri quadrati di edifici di servizio e un backlot da 10 ettari. L’obiettivo esplicito è trasformare l’area romana nel più grande polo di produzione audiovisiva continentale, superando gli storici concorrenti di Londra e Berlino. I lavori procedono a ritmo serrato, con l’indotto locale già coinvolto in contratti di fornitura e percorsi formativi dedicati alle nuove maestranze.

Non è solo questione di metri quadrati: oggi le produzioni internazionali valgono fra il 75 e l’80 per cento del fatturato complessivo degli studi romani. Il tax credit agisce da moltiplicatore, riducendo i costi lordi di produzione e spingendo le major a fissare in Italia serie televisive, blockbuster e spot. In un contesto nel quale il dollaro debole aggiunge circa il dieci per cento alle spese sostenute dagli statunitensi in Europa, la leva fiscale diventa ancora più decisiva per colmare il divario. Senza di essa, avvertono gli operatori, molti progetti migrerebbero altrove.

Numeri che raccontano la svolta

Quanto incida questa politica è documentato dai numeri ricordati da Marco Valerio Pugini. Nel quinquennio precedente all’introduzione dell’incentivo, le produzioni estere in Italia erano pressappoco venti e avevano speso 300 milioni di euro, di cui ben 60 stanziati da Gangs of New York. Negli ultimi cinque anni, invece, i titoli ospitati sono saliti a circa ottanta e hanno generato un investimento minimo stimato in 1,5 miliardi. Una crescita esponenziale che dimostra come il credito d’imposta funzioni da calamita per capitali che altrimenti non sarebbero mai arrivati nel Paese.

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L’effetto moltiplicatore non si esaurisce nei confini degli studi. L’erario incassa Iva, contributi e imposte sui redditi del personale impiegato, mentre le comunità locali raccolgono i benefici del cine-turismo: alberghi pieni, ristoranti frequentati, servizi artigianali in movimento. Ogni euro speso sul set si riverbera in più settori dell’economia reale, alimentando occupazione qualificata e promuovendo l’immagine internazionale dei territori coinvolti. Questa ricaduta a catena è la ragione per cui il tax credit viene definito un investimento, non un costo per le casse pubbliche.

Regole più strette contro i ‘film fantasma’

Il successo dell’incentivo ha purtroppo attirato anche pratiche scorrette, a cominciare dai cosiddetti ‘film fantasma’, produzioni che esistono soltanto sulla carta per incassare crediti illeciti. Per contrastare il fenomeno, la Direzione Generale Cinema e Audiovisivo ha varato a fine giugno un decreto che impone nuove tutele: tra queste l’obbligo, se richiesto, di una perizia di congruità sui costi ammissibili e l’utilizzo di un conto corrente dedicato che garantisca la tracciabilità dei pagamenti, bandendo il sistema delle compensazioni incrociate.

Il principio è semplice: più controlli in tempo reale significano meno spazio per le frodi. A sostenerlo con forza è Gian Marco Committeri, che ha proposto l’istituzione di un Tax Credit Manager incaricato di monitorare l’andamento dei progetti durante il periodo di ripresa e di redigere report periodici per la stessa Dgca. Lo scopo è evitare che le verifiche restino puramente formali e arrivino soltanto a consuntivo, quando eventuali irregolarità risultano più difficili da sanare.

Finanziare il credito d’imposta durante la produzione

Se da un lato i controlli preventivi aumentano la sicurezza, dall’altro i produttori sottolineano che il vero nodo resta il cash flow. La realizzazione di un film o di una serie richiede capitali immediati, mentre il beneficio fiscale si materializza solo a distanza di mesi. Committeri suggerisce di agevolare il finanziamento del tax credit in corso d’opera, magari estendendo la percentuale di rimborso agli interessi sui prestiti ponte accesi per anticipare la liquidità. Ridurre il costo del denaro equivale a rendere l’Italia più competitiva senza aumentare la spesa pubblica netta.

Sulla stessa linea si collocano le istanze espresse da Marco Valerio Pugini e dagli altri operatori presenti al Lido. Ogni intervento che tagli le esigenze di cassa, dicono, favorisce non soltanto le major ma anche la galassia delle imprese medie e piccole che compongono la filiera italiana. Garantire accesso rapido ai fondi significa alimentare una crescita diffusa, proteggere i posti di lavoro e consolidare il know-how che fa del Paese uno dei set più apprezzati al mondo. Per questo motivo viene chiesto al legislatore di muoversi con urgenza, evitando stop-and-go normativi.

Una leva strategica da perfezionare

Al termine dell’incontro, l’immagine che emerge è quella di un ecosistema in grande fermento, sospeso tra risultati già tangibili e sfide imminenti. Il tax credit internazionale resta il cardine attorno a cui ruotano gli altri ingranaggi: studi moderni, maestranze qualificate, servizi tecnologici e settore turistico. Affinché la macchina continui a girare senza intoppi, occorre conciliare due dimensioni spesso percepite come opposte: da un lato la rapidità richiesta dal mercato globale, dall’altro la trasparenza indispensabile per tutelare la spesa pubblica. È su questo equilibrio che si giocherà la prossima corsa per la leadership europea.

Proprio per questo gli addetti ai lavori rivolgono un appello unanime alle istituzioni: mantenere l’Italia competitiva, preservando al contempo la reputazione di serietà che il Paese si è guadagnato in quindici anni di applicazione della misura. Investire in controlli intelligenti, incentivare il finanziamento in itinere e completare l’ampliamento di Cinecittà sono le tre azioni considerate prioritarie. Solo così, sostengono i produttori, l’audiovisivo tricolore continuerà a crescere, garantendo opportunità professionali alle nuove generazioni e raccontando storie capaci di parlare a un pubblico davvero globale.

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