
ESG come leva di competitività
In un contesto dove sostenibilità e profitto non sono più in contrasto, ma sinergici, McKinsey evidenzia cinque leve fondamentali con cui l’integrazione dei criteri ESG genera valore tangibile per le aziende.
Crescita dei ricavi (Top-line growth)
Avere un posizionamento ESG credibile apre le porte a nuovi mercati, facilita l’ottenimento di permessi e licenze, e intercetta la domanda crescente di consumatori consapevoli. McKinsey indica che una forte performance ESG può favorire l’espansione commerciale, dimostrando come le autorità tendano a premiare le imprese sostenibili.
Uno studio specifico su oltre 2.200 società ha classificato tra i “triple outperformers” quelle che uniscono crescita, profittabilità e miglioramento ESG: questo campione ha registrato un crescita media annua dei ricavi dell’11 % e rendimenti per gli azionisti (TSR) superiori di 2,5 punti percentuali rispetto alle imprese performanti solo finanziariamente.
Riduzione dei costi (Cost reductions)
Investire in efficienza ambientale – come consumi ridotti di energia, acqua e materiali – incide direttamente sui margini operativi. McKinsey sottolinea che operare con maggiore attenzione alle risorse può migliorare fino al 60 % i margini, liberando risorse per investimenti innovativi.
Minori interventi legislativi (Regulatory and legal interventions)
Un profilo ESG solido riduce non solo il rischio di stimolare nuove misure introdotte dalle autorità di regolazione, ma anche il rischio di sanzioni e restrizioni, oltre ad aprire la strada a incentivi pubblici. McKinsey stima che in media un terzo degli utili aziendali è vulnerabile a interventi normativi; tale rischio può diventare un asset competitivo se gestito in modo proattivo.
Produttività dei dipendenti (Employee productivity uplift)
Le imprese impegnate nel sociale e nell’ambiente attirano e mantengono talenti più motivati. Secondo numerosi studi (es. London Business School), aziende incluse tra le “100 Best Companies to Work For” registrano una performance azionaria superiore del 2,3–3,8 % annuo nei successivi 25 anni. McKinsey aggiunge che i criteri ESG rafforzano anche la produttività lungo la filiera, grazie a fornitori più stabili e collaborativi.
Ottimizzazione degli investimenti e del capitale (Investment and asset optimization)
Integrare ESG nelle strategie d’investimento aiuta a evitare asset destinati a diventare “stranded assets”, proteggendo il valore nel medio-lungo termine. McKinsey segnala esempi virtuosi, come città che riconvertono parcheggi in eccesso in spazi residenziali o servizi alla comunità. E avverte che in Cina la lotta all’inquinamento offre opportunità di investimento fino a 3.000 miliardi di dollari entro il 2030.
Le evidenze empiriche
I “triple outperformers” (crescita + profitti + ESG) registrano il doppio della probabilità di crescere oltre il 10 % annuo e rendimenti azionari 7 punti sopra la media del campione.
Neanche i mercati in sofferenza (es. primo semestre 2022) hanno intaccato il vantaggio acquisito dai “triple outperformers”. Pur scendendo lievemente, hanno mantenuto rendimenti superiori a società simili non impegnate nell’ESG.
McKinsey porta prove concrete: non solo si può “fare del bene e stare bene”, ma si può anche andare meglio economicamente grazie all’ESG. Tuttavia, avverte, l’impegno ESG non può essere superficiale né disallineato dalla strategia aziendale: serve un’integrazione strutturale che ponga la sostenibilità al centro della crescita. Questo approccio strategico, evidenziato dall’analisi McKinsey, disegna un percorso chiaro per le aziende che vogliano davvero raggiungere il “compelling create value” (sviluppare e comunicare una proposta di valore convincente) attraverso la sostenibilità, senza compromessi ma con risultati tangibili.
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