
Male non fare, paura non avere. Quindi, con questo trucco assolutamente legale sarai (quasi) esente dai controlli fiscali
Questa misura, disciplinata dalla normativa vigente, consente a imprese e professionisti di godere di una maggiore serenità operativa, grazie a una limitazione temporale degli accertamenti fiscali che passano da cinque a tre anni.
Tuttavia, per usufruire di questo beneficio è fondamentale rispettare una serie di requisiti e adempiere a precise comunicazioni formali.
Il trucco (legale) per evitare i controlli fiscali
L’utilizzo di pagamenti tracciabili rappresenta un vantaggio significativo per i contribuenti italiani, soprattutto in termini di riduzione dei controlli fiscali da parte dell’Agenzia delle Entrate.
La base normativa della riduzione dei termini di accertamento per chi utilizza mezzi di pagamento tracciabili si trova nell’articolo 3 del Decreto Legislativo n. 127/2015, modificato dalla Legge di Bilancio 2018 (Legge n. 205/2017). La norma si applica ai controlli su imposte sui redditi, IVA e violazioni tributarie sostanziali.
Il termine di accertamento si riduce da cinque a tre anni, computati a partire dal 31 dicembre dell’anno in cui viene presentata la dichiarazione dei redditi. Per esempio, per il periodo d’imposta 2024, la dichiarazione da presentare nel 2025 determina il termine ultimo per eventuali controlli al 31 dicembre 2028. Questo accorciamento consente alle imprese e ai professionisti di operare con maggiore certezza e minor esposizione a verifiche prolungate.
Per beneficiare della riduzione dei termini di accertamento, il contribuente deve soddisfare contemporaneamente tre condizioni fondamentali:
- Utilizzo obbligatorio della fatturazione elettronica o dei corrispettivi telematici per documentare digitalmente tutte le operazioni attive. È indispensabile che tutte le fatture transitino attraverso il Sistema di Interscambio (SdI), senza eccezioni o utilizzi parziali.
- Tracciabilità completa dei pagamenti, in particolare per importi superiori a 500 euro (IVA inclusa). I pagamenti devono essere effettuati esclusivamente con strumenti tracciabili come carte di credito, carte di debito, bonifici bancari o postali, ricevute bancarie (Riba), assegni bancari o circolari con clausola di non trasferibilità, o tramite MAV (Mediante Avviso di Versamento).
- Comunicazione formale all’Agenzia delle Entrate, mediante la compilazione di specifiche caselle nel quadro RS del Modello Redditi PF (righi RS136 per persone fisiche e società di persone, RS269 per società di capitali e enti non commerciali). Questa comunicazione deve essere effettuata ogni anno per poter usufruire dell’agevolazione.
È bene sottolineare che qualsiasi pagamento in contanti superiore a 500 euro o con strumenti non tracciabili comporta l’automatica perdita del beneficio, anche se avvenuto una sola volta durante l’anno fiscale.
Gli strumenti di pagamento riconosciuti come tracciabili includono:
- carta di credito e carta di debito;
- bonifico bancario e bonifico postale;
- ricevuta bancaria (Riba);
- assegno bancario, circolare o postale con clausola di non trasferibilità;
- MAV.
Questa agevolazione è rivolta a tutti i titolari di reddito d’impresa o lavoro autonomo, inclusi coloro che hanno scelto il regime forfettario. Tuttavia, sono esclusi dall’accesso:
- i commercianti al minuto non obbligati all’invio dei corrispettivi telematici;
- gli operatori che effettuano vendite online senza trasmissione telematica;
- i contribuenti non tenuti a documentare elettronicamente tutte le operazioni.
Adottare il regime premiale comporta alcune conseguenze operative rilevanti:
- L’Agenzia delle Entrate concentra i controlli nel triennio, potenzialmente aumentando la frequenza delle verifiche in questo arco temporale.
- Il contribuente deve conservare con cura tutta la documentazione bancaria e contabile che dimostri la tracciabilità dei pagamenti.
- Dichiarazioni mendaci sull’adesione all’agevolazione sono sanzionate con multe da 250 a 2.000 euro per violazione degli obblighi informativi.
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