31 Agosto 2025
Il nodo pensioni: dall’obbligo dei fondi ai lavori usuranti – PMI


   Destinare una quota del Tfr ai fondi pensione o addirittura rendere obbligatoria per i giovani l’iscrizione ai fondi pensione. La manovra rimane ancora lontana nelle sue scadenza ufficiali, ma il cantiere pensioni è già in pieno subbuglio, con proposte che si accavallano nel governo e nella maggioranza.

   L’ultima in arrivo dalla Lega avanzata dal sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, è proprio quella dell’obbligo del secondo pilastro per chi entra nel mondo del lavoro. Ma la lista di potenziali interventi è lunga: rafforzare gli strumenti a favore delle uscite dei lavoratori con mansioni usuranti, rivalutare Opzione donna, rinnovare il bonus Maroni-Giorgetti, utilizzare sempre il Tfr ma come rendita per anticipare il pensionamento a 64 anni. Infine, non far scattare l’innalzamento dell’età a 67 e 3 mesi previsto dalla legge Fornero a partire dal 2027.

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    Avendo sempre come base di partenza la necessità di tenere sotto controllo i conti e la sostenibilità complessiva del sistema, l’idea fondamentalmente condivisa anche nella compagine di governo è quella di rafforzare la previdenza complementare.

    Con il passaggio al sistema contributivo pieno, gli assegni pensionistici rischiano infatti di diventare troppo magri e i fondi pensione sembrano offrire la vera alternativa al sistema pubblico.

    La ministra del Lavoro, Marina Calderone, non ha dubbi.

    Ricorrere al Tfr è una possibilità ma la scelta migliore sarebbe quella di utilizzarlo per sostenere l’adesione ai fondi pensione, dando così “delle garanzie soprattutto alle future generazioni”. La ministra predilige questa possibilità all’idea lanciata da Claudio Durigon di destinare invece il Trattamento di fine rapporto come rendita per raggiungere la soglia minima dell’assegno ed uscire così a 64 anni. “Va considerata come tutte le proposte – ha spiegato – ma ne va valutata la fattibilità e le ricadute sui lavoratori che non lavorano tutti per aziende uguali”. Si creerebbero cioè disparità tra i lavoratori delle imprese sopra i 50 dipendenti, il cui Tfr è detenuto dall’Inps, e quelli delle Pmi che risulterebbero invece penalizzati. Per l’adesione ai fondi, una nuova finestra di silenzio assenso sarebbe però probabilmente troppo costosa. Da qui l’idea della Lega di rendere la previdenza complementare obbligatoria per i più giovani.

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    C’è poi il capitolo, anche questo sollevato da Calderone, dei lavoratori dediti a mansioni usuranti. Per loro “c’è da fare qualcosa in più per anticipare l’uscita”, ha spiegato. E c’è infine Opzione donna, che finora non ha dato i risultati sperati e va ripensata.

    L’intenzione della ministra è di discutere di tutto con le parti sociali a metà settembre, dopo il tavolo sulla sicurezza già convocato per il 9. I sindacati avevano del resto storto la bocca di fronte alle dichiarazioni arrivate da Durigon durante il meeting di Rimini, sia nella sostanza che nella forma, per non essere stati nemmeno interpellati su temi delicati come le pensioni, i contratti e i salari. Tutti già finiti sulle pagine dei quotidiani senza un confronto preventivo. 

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