30 Agosto 2025
“Molti punti di forza, si attirano investimenti”


“Ferrara può farcela”. Dice bene il titolo scelto per l’intervista in cui il vicepresidente di Regione Emilia-Romagna, Vincenzo Colla, ripercorre i passi avanti in termini di sviluppo e innovazione del territorio ferrarese. Territorio che insieme a elementi di fragilità mostra anche molti punti di forza, capaci di attirare investimenti e progetti innovativi. Vista dalla prospettiva di Emil Banca, tra le fragilità non si può negare l’ampiezza di una pianura la cui vocazione agricola rimane legata a formule ancora molto tradizionali, oltre alla presenza di alcune aziende della grande manifattura la cui tenuta appare incerta. Al contempo, la capacità di fare sistema e rimanere coesi davanti alle difficoltà ha permesso di evitare i rischi peggiori (penso in particolare alla paventata chiusura della Berco). Mentre, silenziosamente, emergono occasioni di sviluppo per chi si occupa di credito occorre chiedersi: come accompagnare il territorio estense? Quando si parla di banche a Ferrara, un trauma torna alla luce: una decina d’anni fa la storica Cassa di Risparmio della città è stata travolta dalla crisi finanziaria globale e, posta in liquidazione coatta e incorporata in Bper, ha perso la propria natura di emanazione della comunità cittadina. “A Ferrara non c’è più una banca del territorio” fa notare Cristiano Bendin nell’intervista a Colla. Su questo fronte vorremmo contribuire a cambiare la narrazione. La storia del credito cooperativo a Ferrara risale nel tempo ed è una presenza che contribuisce quotidianamente alla coesione delle comunità locali e alla crescita dell’economia. Emil Banca ha sede a Bologna, è vero, ma in quanto cooperativa di credito ha radici ferraresi che risalgono a tempi lontani, con sportelli a Portomaggiore, Argenta, Ostellato, oltre che a Ferrara città. Come noi, altre banche cooperative. Banche del territorio. Banche la cui genesi sta proprio in quei luoghi decentrati nella pianura ferrarese, basati sull’economia agricola, artigianale, manifatturiera. Davanti alla carenza di risposta da parte delle grandi istituzioni di credito cittadine le piccole comunità locali si riunirono, mettendo insieme le risorse riuscirono ad attivare circuiti creditizi, generando sviluppo. La solidità – etica e finanziaria – del credito cooperativo nasce da questo tipo di esperienze. Come banca cooperativa, intendiamo quindi candidarci ad essere il punto di riferimento delle imprese del territorio ferrarese, colmando quella lacuna di attenzione che da più parti si denuncia. La vicinanza dei tanti progetti che il territorio alimenta in questo periodo è anche culturale. Da ex Ministro dell’Ambiente prima ancora che da banchiere cooperativo non posso non apprezzare l’iniziativa di Fri.El a Ostellato, con le nuove progettualità che porteranno 400 posti di lavoro, coniugando produzione agricola e produzione energetica. Così come è di grande interesse il piano per il riuso delle acque industriali, a partire dagli impianti del polo petrolchimico. Il fermento ferrarese va interpretato mettendo in campo tutte le opportunità del territorio. Dunque è giusto guardare alle implicazioni relative allo sviluppo del porto di Ravenna, come sottolinea il presidente della Camera di Commercio, Giorgio Guberti. Allo stesso modo è importante anche tenere d’occhio le grandi infrastrutture dell’innovazione che hanno sede a Bologna. Penso al Tecnopolo Dama, che ospita infrastrutture di supercalcolo di rilevanza nazionale e sovrannazionale. L’esperienza di Emil Banca in Ifab, fondazione incaricata da Regione Emilia-Romagna di fare da ponte tra Tecnopolo e società, mostra come la sfida sia portare l’innovazione alle piccole e medie imprese, valorizzando le partnership tra realtà e contesti locali differenti. Il credito nel suo complesso è chiamato a svolgere funzione di tessuto connettivo, ma il credito cooperativo può farlo con metriche di reale prossimità al territorio”.

presidente di Emil Banca*

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