
L’andamento dei carburanti in Italia rappresenta uno dei temi più delicati per famiglie, imprese e decisori politici. Se da un lato le ultime settimane hanno registrato un calo dei prezzi ai distributori, dall’altro i dati confermano che la riduzione non è sufficiente a compensare le dinamiche degli ultimi anni.
In particolare, secondo l’elaborazione del Codacons sui listini ufficiali, in cinque anni il gasolio è aumentato del 27%, mentre la benzina è salita del 21,7%. Numeri che si traducono in una spesa aggiuntiva di oltre 15 euro per un pieno di verde e 17,3 euro per un pieno di gasolio nel 2025 rispetto al 2020.
Il paradosso è evidente: mentre le quotazioni del greggio hanno subito negli ultimi mesi una contrazione significativa, i prezzi si sono ridotti solo in minima parte, con margini di discesa ancora ampi.
Come interpretare i dati sull’andamento dei prezzi dei carburanti
Secondo la fotografia dei prezzi fornita dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase), nella settimana di Ferragosto, la benzina si attestava a 1,701 euro al litro, mentre il gasolio a 1,631 euro/litro. Un livello sì inferiore rispetto ai picchi toccati nei mesi precedenti, ma comunque molto più alto rispetto a cinque anni fa. Nel 2020, infatti, i listini erano a 1,398 euro/litro per la verde e 1,284 euro/litro per il diesel.
Dall’inizio dell’estate, inoltre, il prezzo del greggio ha registrato una riduzione superiore al 16%, legata sia all’aumento della produzione in alcuni Paesi sia al rallentamento della domanda globale. Per questo era logico aspettarsi una contrazione più decisa dei listini al distributore. Tuttavia, nello stesso periodo, i prezzi italiani di benzina e gasolio si sono ridotti appena del 2%.
Questa situaziione non può essere giustificata solo da un “effetto inflazione”. A pesare ci sono diversi fattori strutturali, che da anni caratterizzano il mercato dei carburanti in Italia. Per esempio, accise e IVA costituiscono una quota rilevante del prezzo finale e lo influenzano, ma c’è anche il problema di una filiera distributiva troppo rigida, per cui quando il prezzo del petrolio scende, i ribassi si riflettono sui listini con notevole ritardo, mentre gli aumenti vengono trasferiti quasi in tempo reale. A questo, si aggiungono le speculazioni e le complesse dinamiche geopolitiche, che amplificano la volatilità dei prezzi.
Il risultato è un sistema in cui i consumatori finiscono per pagare sempre di più, indipendentemente dalle oscillazioni internazionali.
Il peso sulle famiglie e sull’economia
Se si moltiplicano gli incrementi medi dei prezzi di benzina e diesel per i milioni di viaggi effettuati durante l’esodo estivo, si arriva a una cifra complessiva di centinaia di milioni di euro sottratti al portafoglio delle famiglie. Un salasso che si aggiunge a un contesto già gravato dall’inflazione alimentare ed energetica.
Il carburante, inoltre, non incide solo sulla spesa diretta di chi utilizza l’auto. I costi dei trasporti influenzano i prezzi di beni e servizi lungo tutta la filiera produttiva e logistica. Dal pane sugli scaffali al pacco consegnato a domicilio, quasi tutto si muove su gomma: ecco perché i rincari della benzina e del gasolio hanno un effetto moltiplicatore sull’intera economia.
Cosa aspettarsi nei prossimi mesi
Nei prossimi mesi, il tema dei carburanti continuerà a essere al centro del dibattito economico e politico per almeno tre motivi cruciali.
In primo luogo, i prezzi di benzina e gasolio sono un fattore diretto che influenza l’indice dei prezzi al consumo. Di conseguenza, una loro diminuzione contribuirebbe in modo significativo a rallentare l’inflazione generale. Viceversa, ogni aumento rischia di alimentare ulteriormente la spirale dei prezzi, con ripercussioni su tutti i settori.
In secondo luogo, le imprese italiane, specialmente quelle attive nel settore della logistica e dei trasporti, si trovano ad affrontare un notevole svantaggio competitivo. I costi dei carburanti, spesso più elevati rispetto ad altri Paesi europei, pesano sui bilanci aziendali, rendendo più difficile competere sul mercato internazionale.
In questo contesto, la riduzione delle quotazioni internazionali rappresenta un’occasione mancata. Un calo deciso avrebbe potuto alleggerire il peso sulle famiglie, stimolare i consumi e migliorare la competitività del sistema produttivo.
Finché queste anomalie non verranno affrontate con politiche mirate – maggiore trasparenza, revisione della fiscalità, controlli più stringenti sulle dinamiche speculative – resterà valido un paradosso: i prezzi dei carburanti in Italia potrebbero (e dovrebbero) abbassarsi, ma rimangono sostanzialmente gli stessi.
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