
Un corso di formazione per infermieri di famiglia e di comunità sarà attivato entro la fine dell’anno e prevede una combinazione di lezioni in aula e a distanza, tirocini pratici e un progetto finale per mettere in pratica quanto appreso.
“Al momento i professionisti interessati a sviluppare questa competenza hanno due opportunità – spiega l’azienda Asl -: un master universitario di primo livello o un percorso come quello che si sta creando qui a Piacenza, percorso riconosciuto dalla Regione”.
Il board organizzativo del corso include, oltre al direttore Contini, i dirigenti delle professioni sanitarie Fabio Mozzarelli, Ursula Corvi e Adonella Visconti, nonché Maria Gaetana Droghi, responsabile Innovazione e sviluppo organizzativo e professionale della direzione assistenziale.
Benessere, salute della persona, della famiglia e, quindi, della comunità dipendono da programmi di prevenzione, cura e di sinergia con la natura ed ecosistema nella sua interezza; in questa logica il professionista è chiamato ad agire la professione. Il suo approccio assistenziale segna un cambiamento importante: non si limita a intervenire quando la malattia è cronica o comunque è già in corso, ma si attiva per identificare precocemente i bisogni sociosanitari delle persone, intervenendo sui determinanti di salute prima che la situazione si aggravi, per prevenire interventi più intensivi.
Per rafforzare questa rete di assistenza già presente sul nostro territorio e rendere sempre più efficace l’azione dell’infermiere di famiglia e comunità, l’Azienda Usl di Piacenza sta mettendo a punto un percorso formativo dedicato.
“Siamo consapevoli della centralità di questi professionisti – evidenzia Andrea Contini, direttore assistenziale dell’Azienda Usl di Piacenza – e abbiamo quindi voluto creare delle opportunità concrete di sviluppo in ambito provinciale. Siamo partiti dalle indicazioni del DM77 del 2022 e dal documento dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), che indica le specifiche caratteristiche e le competenze che l’infermiere di famiglia e comunità deve possedere”.
“Dopo queste prime esperienze – continua il direttore assistenziale – è arrivato il momento di investire anche sulla formazione. Le potenzialità di questi professionisti sono molteplici e il percorso che stiamo mettendo a punto fornirà conoscenze, competenze e strumenti per un’assistenza sempre più di prossimità e proattiva”.
L’infermiere di famiglia e di comunità già inserito nella rete territoriale sarà sempre più chiamato ad agire all’interno di team integrati e multiprofessionali. “Collabora con i medici di famiglia, gli assistenti sociali, il volontariato e altri colleghi che già sono presenti sul territorio. Rete e relazioni sono due parole chiave, che permettono di garantire sempre maggior attenzione alla cura, nell’ottica di prevenire e identificare i bisogni di salute prima che diventino più gravi o cronici. Oltre all’assistenza, questa figura è strategica per la promozione della salute e la prevenzione”.
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