Ci risiamo, gli Stati Uniti tornano a stringere la morsa sulla produzione di semiconduttori, con un braccio di ferro tecnologico con la Cina che non accenna a scemare. La notizia è che il governo americano ha deciso di revocare quelle speciali autorizzazioni che permettevano a colossi come Samsung, Intel e SK hynix di spedire i propri strumenti per la produzione di chip verso le loro fabbriche in Cina senza dover chiedere una licenza per ogni singola operazione.
Questa mossa non è una cosa da poco, se pensiamo che fino a poco tempo fa, queste aziende beneficiavano del programma “Validated End-User” (VEU), una sorta di via preferenziale che le esentava da tutta una serie di passaggi burocratici imposti dai controlli sulle esportazioni del 2022. Insomma, un bel vantaggio che ora scompare. Al suo posto, un sistema molto più rigido, con un’approvazione caso per caso che prenderà il via tra qualche mese, precisamente dal 2 settembre 2025. Le aziende interessate sono principalmente le unità cinesi di Intel a Dalian, quelle di Samsung e le filiali di SK hynix.
È un colpo non da poco, specialmente per Samsung e SK hynix, che dipendono in maniera significativa dalle loro fabbriche in Cina per produrre gran parte della memoria destinata al mercato globale.
Questo passo in avanti nella politica restrittiva americana ha un impatto diretto non solo sulle aziende asiatiche, ma anche su quelle statunitensi che producono le attrezzature per i chip. Pensate a nomi come Applied Materials, Lam Research o KLA Corp.: queste aziende vedranno probabilmente ridursi le loro vendite verso la Cina. E chi ci guadagna? Probabilmente i produttori cinesi di attrezzature, che potrebbero approfittare di questo vuoto per rafforzarsi e colmare il fabbisogno del mercato locale.
Nel frattempo, la politica americana si muove su più fronti per sostenere la produzione interna di chip. Viene alla mente il massiccio investimento di circa 8,9 miliardi di euro da parte del governo statunitense, che si è convertito in una quota di proprietà del 10% in Intel.
Questa mossa, finanziata tramite il CHIPS and Science Act, dimostra il chiaro intento di Washington di rinforzare la catena di approvvigionamento domestica e assicurare che Intel, un’azienda strategica per gli Stati Uniti, resti un giocatore di primo piano nel proprio cortile.
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