31 Agosto 2025
nel 2024 l’Umbria perde più laureati che mai


Il 2024 segna un allarme rosso per l’Umbria sul fronte della fuga di cervelli. I dati Istat registrano una crescita senza precedenti: 722 laureati umbri hanno scelto di lasciare definitivamente l’Italia, il 61,9% in più rispetto al 2023. Un numero che, come evidenziato dagli analisti, equivale alla scomparsa di un’intera facoltà universitaria in un solo anno.

Un dato ancor più grave se confrontato con gli ingressi dall’estero: appena 174 i rientri registrati nel 2024, il che significa che per ogni quattro laureati che partono, ne torna meno di uno.

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La dichiarazione di Mencaroni: “Solo un lavoro corale può invertire la rotta”

“In Umbria c’è oggi la consapevolezza che la crescita passa da un impegno comune”, afferma Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio regionale. Il provvedimento adottato dalla Regione è un primo passo, ma secondo Mencaroni “serve una tastiera di misure organiche” per affrontare il problema alla radice.

La Camera di Commercio ha messo al centro del suo programma la transizione digitale ed ecologica, ma il nodo resta uno: i giovani laureati vanno trattenuti e valorizzati. Senza di loro, dice Mencaroni, “non si può costruire un’Umbria competitiva, attrattiva e proiettata verso il futuro”.

In dieci anni persi oltre 2.600 laureati

Analizzando il periodo 2015-2024, il saldo tra uscite e rientri è impietoso:

  • 4.380 laureati umbri hanno lasciato la regione

  • Solo 1.760 sono rientrati

  • Il bilancio negativo è di -2.620

E se il confronto si estende all’intero Paese, l’Italia ha perso quasi 180.000 laureati netti in dieci anni, mentre Paesi come Germania e Francia li trattengono o li attraggono.

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Rispetto al 2015, l’Umbria registra un aumento delle uscite del 149%, dato peggiore della media nazionale (+99,6%) e superato solo da regioni come Basilicata, Abruzzo e Veneto.

Chi parte e perché

A emigrare non sono solo giovani in cerca di una prima occupazione. Nel 2024, secondo Istat:

Non si tratta più di una fase temporanea, ma di una migrazione strutturale di competenze. Le motivazioni sono note: stipendi più alti, riconoscimento del merito, carriere più rapide e contesti lavorativi più dinamici all’estero.

Il paradosso del capitale formativo perduto

Dietro ogni laureato che lascia l’Italia, c’è un investimento collettivo andato in fumo: anni di scuola, università, borse di studio, sostegno familiare.

Questa perdita ha un costo doppio: da un lato il Paese si priva di figure qualificate, dall’altro questi talenti alimentano la crescita di economie straniere, generando una redistribuzione negativa della conoscenza e dell’innovazione.

Le misure regionali: uno sforzo, ma non basta

La Regione Umbria ha tentato una risposta:

  • Incentivi fino a 15.000 euro per l’assunzione di laureati under 35 e persone con disabilità

  • 9.000 euro per disoccupati iscritti al programma GOL

Le misure, operative tra agosto e dicembre 2025, vanno nella giusta direzione, ma secondo Mencaroni “non sono sufficienti da sole”. Serve una politica organica, capace di integrare formazione, impresa, ricerca e attrattività territoriale.

Italia fanalino di coda in Europa

Mentre l’Italia continua a perdere capitale umano, altri Paesi europei costruiscono strategie di lungo termine per trattenere e attrarre talenti. L’instabilità contrattuale, la bassa retribuzione e la scarsa spesa pubblica in ricerca e innovazione sono barriere che spingono i laureati a guardare oltreconfine.

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Il futuro della regione passa dai suoi giovani

Il 2024 segna un punto di non ritorno per l’Umbria, che non può più permettersi di perdere i suoi laureati. La sfida per le istituzioni è ora quella di trasformare questi dati in un’opportunità di ripensamento delle politiche giovanili e occupazionali.

Ogni laureato che parte è una risorsa persa, ogni strategia per farlo restare è un investimento sul futuro del territorio.





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