29 Agosto 2025
le rivoluzioni che cambiano il lavoro – Newsbiella.it


In un importante saggio del 1984, Terre e telai, Franco Ramella presenta la rivoluzione che, in un trentennio tra il 1850 e il 1880, trasformò la zona di Mosso (oggi Valdilana) in due direzioni. La lavorazione dei “panni”, che prima avveniva a domicilio, si concentrò negli opifici, con una nuova organizzazione del lavoro: l’attività si spostò dalle case alla manifattura. In quegli anni fu introdotto il telaio meccanico, che non senza timori sostituì quello a mano. Numerosi furono gli scioperi e le lotte sociali, dovuti alla paura di essere “sostituiti” dalle macchine.

Negli anni le rivoluzioni tecnologiche si sono susseguite e ancora oggi suscitano preoccupazioni non solo tra i lavoratori, ma anche in famiglie, scuole, imprese ed enti. Basti un esempio: le discussioni, talvolta accese, di qualche decennio fa sui divieti della calcolatrice per gli studenti, per il rischio di dimenticare le tabelline e di perdere l’abilità di calcolo a mano.

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Anche nelle professioni il cambiamento è stato rapido e radicale, richiedendo nuove competenze al posto di capacità ormai svolte da sistemi intelligenti programmati per eseguire operazioni che prima richiedevano calcoli lunghi e soggetti a errore. Nell’attività dei commercialisti e delle associazioni di categoria, solo qualche decennio fa — e i giovani forse stenteranno a crederlo — dichiarazioni fiscali, bilanci e contabilità si redigevano a mano, con la carta carbone per le copie. Non credo di esagerare se affermo che, pur conoscendo perfettamente categorie e norme, oggi molti professionisti faticherebbero a redigere a mano una dichiarazione fiscale, un bilancio o un’analisi finanziaria, se non con tempi lunghi e grande sforzo. I nuovi sistemi hanno ridotto al minimo, quando non azzerato, gli errori che un tempo obbligavano a controlli continui.

L’intelligenza artificiale non è nata improvvisamente: è cresciuta negli anni fino agli impieghi attuali, sempre più sofisticati. Il timore occupazionale ritorna, come ai tempi dei telai meccanici: la paura comune è che l’IA possa fare a meno dell’uomo. Eppure è già entrata da tempo nella vita quotidiana, con i motori di ricerca, WhatsApp e gli approfondimenti su richiesta.

La letteratura sull’IA spesso alimenta la paura dell’ignoto; molte discussioni nelle scuole riguardano la velocità con cui si diffonde tra gli studenti e i possibili danni per l’apprendimento. Non credo che la loro preparazione — peraltro non straordinaria — peggiorerà a causa dell’IA: già oggi gran parte della loro cultura si forma, anche in classe, tramite sistemi digitali sofisticati, con o senza l’obbligo di depositare i telefoni all’inizio delle lezioni. Forse serviranno alcune regole, ma ritengo che, con un’educazione digitale e la consapevolezza che alcune notizie possono essere false, impareremo a riconoscere le “influenze artificiali”.

La curiosità — soprattutto quella dei ragazzi — insieme alla formazione scolastica tradizionale permetterà di selezionare le informazioni utili e accantonare quelle false o allarmistiche. Del resto, la lettura dei quotidiani — anche solo delle prime pagine — non ci spinge già oggi a farci un’opinione o, talvolta, a lasciarci influenzare?

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