
L’analisi della piattaforma online che raccoglie i dati di 6,5 milioni di imprese italiane: “Con una politica monetaria espansiva, previsti aumenti di fatturato aggregato in settori come commercio, servizi, manifattura e costruzioni”
Milano, 28 agosto 2025. Una politica monetaria più coraggiosa da parte della Banca Centrale Europea potrebbe innescare un ciclo virtuoso di crescita per il tessuto imprenditoriale italiano, liberando fino a 12,2 miliardi di euro in nuovi investimenti, generando oltre 150.000 posti di lavoro e riducendo i costi finanziari per le imprese di 8,5 miliardi all’anno.
È quanto emerge dal nuovo studio di ReportAziende.it, che ha simulato gli effetti di una graduale attuazione della proposta avanzata dal vicepremier Tajani: tassi d’interesse a zero, nuovo Quantitative Easing e credito agevolato per le Pmi.
La stretta monetaria ha zavorrato le imprese più piccole
Secondo l’analisi, l’aumento dei tassi Bce tra il 2022 e il 2023 ha colpito duramente le Pmi italiane, che coprono oltre il 67% del valore aggiunto nazionale e sono fortemente dipendenti dal credito bancario (oltre l’80% del fabbisogno finanziario). In media, i costi del capitale sono saliti dal 2,1% al 5,6% in soli tre anni, comprimendo la redditività e rallentando la spinta agli investimenti, in particolare nei settori manifatturiero, costruzioni e commercio.
“Il sistema imprenditoriale italiano ha retto all’urto – evidenzia lo studio di ReportAziende.it– ma la stretta creditizia ha generato un evidente rallentamento della crescita e un diffuso congelamento dei piani industriali, soprattutto tra le micro e piccole imprese”.
La “proposta Tajani”: investimenti, occupazione e competitività
Nel dettaglio, lo scenario di policy più espansivo – con tassi azzerati, 750 miliardi annui di Quantitative Easing e linee di credito agevolate al 1,5% – produrrebbe un’accelerazione del Pil delle Pmi pari a +2,3% nel 2026, contro lo 0,9% previsto nello scenario base Bce. Il margine operativo lordo delle imprese crescerebbe in media del 3,5-4,0%, con un miglioramento del cash flow operativo fino al 15%.
I settori che beneficerebbero maggiormente:
Manifattura: +15% di fatturato aggregato, +25% in R&S, +40% progetti Industria 4.0.
Costruzioni: +12% di crescita, +35% nuovi cantieri, +80.000 addetti.
Commercio: +60% e-commerce, 150.000 punti vendita modernizzati.
Servizi: +50% di nuove startup digitali, +15% investimenti nel turismo.
I numeri di un cambio di passo
Il modello proposto da ReportAziende prevede una roadmap triennale graduale, articolata in fasi e supportata da un sistema di governance centralizzato (Bce-Governo-Banca d’Italia) e un osservatorio nazionale dedicato alle Pmi. Il saldo fiscale dell’operazione, secondo le stime, sarebbe positivo: +2,3 miliardi di euro annui, grazie all’aumento del gettito Iva, Irpef e alla riduzione dei sussidi.
“Il rapporto rischio-beneficio è favorevole – sottolinea lo studio – a patto che venga mantenuta una vigilanza costante sui rischi inflattivi e sulla sostenibilità del debito privato, integrando le misure monetarie con riforme strutturali e digitalizzazione dei processi di accesso al credito”.
Un’occasione irripetibile per le Pmi italiane
Con l’inflazione tornata sotto controllo (2,2% ad agosto 2024), la Bce ha oggi margini di manovra per sostenere l’economia reale. Lo studio propone di ispirarsi ai modelli già attivi in Germania (KfW) e Francia (Bpifrance), adattandoli al contesto italiano con una forte semplificazione burocratica e una rete di sportelli territoriali per il credito.
“In un contesto globale sempre più competitivo – conclude l’analisi di ReportAziende.it – le Pmi italiane non chiedono protezione, ma condizioni di gioco più eque. Una politica monetaria espansiva può essere l’occasione per restituire slancio a un sistema imprenditoriale che ha ancora enormi potenzialità di innovazione, crescita e sostenibilità”
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