
Durante la pandemia lo smart working ha conosciuto una diffusione senza precedenti, trasformandosi da soluzione emergenziale a modalità quotidiana di lavoro per milioni di persone. Con il ritorno alla normalità, tuttavia, molti datori hanno deciso di ridimensionare questa pratica, privilegiando nuovamente la presenza in ufficio. Oggi il lavoro agile resiste, ma in forme ibride e più contenute rispetto al boom degli anni del lockdown.
Nel prossimo futuro lo smart working potrebbe però avere un nuovo slancio, con l’obiettivo di evitare lo spopolamento territoriale, soprattutto nelle aree rurali o poco urbanizzate. Da qui i giovani partono, in cerca di migliori opportunità lavorative, ma sempre più spesso anche i loro genitori, che li seguono per ragioni familiari o di supporto.
La Lega ha lanciato la proposta dello smart working di ritorno che, nel pubblico impiego, garantirebbe sostegno economico per alloggio e connessione. Vediamo un po’ più da vicino un’iniziativa che ambisce ad avere portata nazionale. Cogliamo l’occasione inoltre per ricordare come funziona, oggi, lo smart working nel settore pubblico.
Smart working di ritorno: a chi è destinato
Il progetto arriva dal locale Dipartimento Sicurezza e Immigrazione della Lega e ha come destinatari i cittadini originari del Molise che, per diversi motivi, lavorano nella PA fuori dai confini regionali. La scelta di questo territorio non è di certo un caso: nel corso del XXI secolo, infatti, la regione ha perso più di 30mila abitanti, scendendo da 320mila residenti agli attuali 289mila. Inoltre, soltanto tre comuni superano oggi le 20mila unità (Campobasso, Termoli e Isernia). In effetti il Molise, per la sua piccola estensione e per le sue caratteristiche demografiche, si presta ad accogliere un progetto pilota nazionale.
Interi borghi si svuotano, i servizi chiudono, le comunità invecchiano e si frammentano. Ecco perché l’ambizioso obiettivo dell’iniziativa è il rientro in regione dei cittadini con più di 45 anni, tramite l’introduzione di forme flessibili e strutturate di lavoro a distanza, che – secondo quanto previsto dal progetto – andranno discusse e definite con una pluralità di soggetti istituzionali, ossia: il Dipartimento della Funzione Pubblica presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, la Regione Molise, l’Università del Molise, l’Istat e l’Aran.
Gli obiettivi concreti della nuova iniziativa
Coordinando i lavori in materia sarà possibile:
- compiere una ricognizione dei lavoratori pubblici molisani over 45 oggi fuori regione;
- raccogliere l’eventuale volontà di rientrare con lo smart working;
- realizzare un primo database regionale delle professionalità disponibili;
- rilanciare un senso di appartenenza e di possibilità legato al territorio di nascita;
- indicare criteri organizzativi, giuridici e tecnici per una sperimentazione estesa a tutto il Molise.
C’è poi un altro obiettivo nient’affatto secondario. Il rientro contribuirebbe a garantire sicurezza, vigilanza e supporto a comunità composte in larga parte da anziani. Una forma di solidarietà familiare e intergenerazionale che, grazie a persone adulte e ancora attive, rafforzerebbe le reti di cura informale, assicurerebbe assistenza tempestiva e sosterrebbe la coesione sociale nei borghi più fragili.
Incentivi fiscali e logistici: rientro agevolato
Prima di passare dalle parole ai fatti, occorre però il varo di norme specifiche. Ecco perché la Lega sostiene la tempestiva redazione di un regolamento quadro regionale, che disciplini le modalità di sperimentazione e attuazione di questo progetto sperimentale pilota. Chiaramente, la stesura ed entrata in vigore di questo regolamento non potrà che dipendere dall’esito dei lavori al tavolo tecnico interistituzionale.
Ma di per sé l’iniziativa, già ora, contiene già una serie di punti cardine in merito alla sua applicazione, ossia la promozione di una campagna informativa regionale chiamata “Torna nel tuo Molise”, ma soprattutto la previsione di incentivi fiscali e logistici come il sostegno abitativo, la connessione internet o gli spazi di lavoro condivisi (coworking) a favore dei dipendenti pubblici che decidono di fare ritorno nella regione di nascita.
Come funziona oggi lo smart working nella PA
Dallo scorso anno, il ricorso al lavoro a distanza (al centro del dilemma sulla preferibilità rispetto al lavoro in ufficio) non ha più quella dimensione “emergenziale” che caratterizzò il periodo della pandemia e – conseguentemente – le condizioni di accesso sono un po’ meno flessibili, rispetto a qualche anno fa.
Con priorità di accesso per alcune categorie di lavoratori (ad es. i cosiddetti fragili), oggi il lavoro a distanza nel pubblico impiego è solamente “ibrido” ed è, in ogni caso, subordinato alla richiesta motivata dell’interessato e all’eventuale autorizzazione di un dirigente, che valuterà la compatibilità con specifiche mansioni ed esigenze di servizio e si adopererà per giungere a un accordo individuale.
Al contempo dai superiori sarà monitorata produttività e efficacia delle prestazioni in smart, in modo da assicurare continuità e qualità dei servizi erogati alla cittadinanza. In particolare, l’appena citato accordo disporrà in merito ad aspetti come giorni e modalità di lavoro agile, fasce di reperibilità, diritto alla disconnessione o strumenti tecnologici utilizzati.
In linea generale, sul piano normativo nella PA oggi valgono i principi della legge 81/2017, mentre l’organizzazione dettagliata dello smart working è è regolata dal Piano organizzativo del lavoro agile, o comunque da regole interne nelle singole amministrazioni. Hanno altresì rilievo le linee guida del Dipartimento della Funzione Pubblica e quanto previsto, con maggior dettaglio, all’interno dei Ccnl del settore pubblico.
Con la sua dimensione contenuta e le specifiche caratteristiche demografiche, il Molise rappresenta il territorio ideale per ospitare il progetto pilota nazionale, il laboratorio di un’Italia che non si rassegna allo spopolamento dei borghi. Dal buon esito di questo esperimento, potrebbe dipendere la possibilità di estendere l’iniziativa anche ad altre regioni italiane alle prese con gli stessi problemi.
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