
Secondo il Rapporto Unioncamere-Mediobanca-Tagliacarne, lā80% delle aziende ha avviato iniziative ESG, ma restano criticitĆ nella misurazione delle emissioni e nella gestione dei rischi climatici.
di Monica Sozzi
Oltre otto medie imprese italiane su dieci hanno giĆ avviato iniziative Esg, soprattutto in ambito ambientale, con azioni concrete per ridurre lāuso di fonti fossili, migliorare la gestione dei rifiuti e formare i dipendenti sulla sostenibilitĆ . La misurazione delle emissioni di gas resta però una sfida aperta: il 62,3% delle imprese non ĆØ in grado di misurarleĀ e solo il 40,9% ritiene realisticoĀ raggiungere la neutralitĆ climaticaĀ entro il 2050. Un dato che mostra la distanza tra buone intenzioni e strategia strutturata. Ć quanto emerge dal rapporto āScenario competitivo, Esg e innovazione strategica per la creazione di valore nelle medie imprese industriali italianeā, realizzato dallāArea Studi Mediobanca, dal Centro Studi Tagliacarne e da Unioncamere, che accompagna la XXIV edizione dellāindagine annuale sulle medie imprese industriali.
Secondo il documento, che copre lāuniverso delle aziende tra 50 e 499 unitĆ con dati aggiornati al 2024, il 33% delle imprese teme di subire unĀ impatto elevato dal rischio di transizione, mentre i rischi fisici legati al cambiamento climatico sono ancora scarsamente integrati nelle valutazioni aziendali.Ā Cresce lāimpegno Esg, dunque, maĀ mancano misurazioni e strategie complete.
āCosti dellāenergia e mismatch sono certamente un problema per le medie imprese industriali, che peraltro confermano anche questāanno di essere un segmento altamente competitivo del sistema produttivo nazionaleā,Ā ha dettoĀ Andrea Prete, presidente di Unioncamere.Ā āSperiamo che le incertezze del contesto internazionale non creino shock che penalizzino questi campioni del made in Italyā.
Esg: motivazioni, strategie e ostacoli
Le motivazioni alla base delle iniziative Esg sono in gran parte reattive: il 66,9% lo fa per rispondere a obblighi normativi, mentre il 52,9% punta a migliorare la propria reputazione e il 47,7% ĆØ spinto dalla visione dellāimprenditore o del top management. I progetti Esg sonoĀ finanziati principalmente con risorse proprieĀ (90,6%), solo il 18,4% ha avuto accesso a linee di credito agevolate, mentre il 17,8% ha beneficiato di fondi pubblici statali o regionali. Questo indica una scarsa capitalizzazione delle opportunitĆ offerte dalla finanza sostenibile o dalla programmazione europea.
Le aree di intervento più diffuse riguardanoĀ lāambiente:
- il 67,3% ha attuato misure per ridurre lāuso di fonti fossili e passare alle rinnovabili;
- il 62% ha migliorato la gestione dei rifiuti con approcci circolari;
- il 43% ha promosso formazione interna su tematiche green.
Meno frequenti, invece, azioni su temi come lāuso sostenibile delleĀ risorse idricheĀ (20,9%), la riduzione degliĀ imballaggiĀ (36%), o lāintegrazione diĀ materie prime secondeĀ nei processi produttivi (15,1%). Ancora marginale laĀ mobilitĆ sostenibile, sia per il personale (4,7%) sia per il trasporto dei prodotti (5%).
Sul piano dellaĀ governance, il report evidenzia un gap comunicativo importante: il 58,4% delle imprese comunica le proprie azioni Esg solo in modo saltuario o minimale e appena il 7% pubblica un bilancio di sostenibilitĆ . Ciò segnala una mancanza di strutturazione nella rendicontazione e unaĀ difficoltĆ a tradurre lāimpegno Esg in strumenti chiariĀ per stakeholder, clienti e investitori.
Transizione energetica e cambiamento climatico: due rischi ancora sottovalutati
Il 33% delle medie imprese industriali italiane dichiara di percepire un rischio āmoltoā o āabbastanza elevatoā legato allaĀ transizione energetica. Si tratta di un rischio connesso alla perdita di competitivitĆ , dovuta al progressivo adeguamento delle normative ambientali e agli investimenti richiesti per conformarsi agli standard europei.
Eppure, solo una su dieci (10%) integra oggi i criteri Esg nella valutazione complessiva delĀ rischio dāimpresa. Questo significa che nella maggior parte dei casi le decisioni aziendali continuano a basarsi su logiche tradizionali, senza considerare i possibili impatti ā o le opportunitĆ ā legate alla sostenibilitĆ .
Anche ilĀ rischio fisicoĀ derivante dagli effetti del cambiamento climatico ĆØ ancora poco presidiato: appena il 28,7% delle imprese ha adottato strumenti assicurativi o misure specifiche per mitigare i danni causati da eventi estremi, come siccitĆ , alluvioni o tempeste. Questo ĆØ particolarmente rilevante considerando cheĀ oltre il 33% dei comuni in cui hanno sede le medie imprese ĆØ classificato in zona a rischio sismico, e ilĀ 7,1% in aree ad alta pericolositĆ idrogeologica.
ManagerialitĆ e visione strategica: il cuore della doppia transizione
Investimenti e strategie Esg da sole non bastano: serve una governance capace di integrare innovazione digitale e ambientale, osserva il Rapporto.Ā MaĀ solo una media impresa su quattro ha adottato pratiche manageriali che favoriscono lāintegrazione tra innovazione digitale e sostenibilitĆ ambientale. Un dato che segnala come, nonostante gli investimenti ambientali,Ā molte imprese non abbiano ancora sviluppato una visione integrata di Twin Transition.
Le imprese più attive in questo ambito adottano sistemi di gestione della qualitĆ ambientale, promuovono lāuso efficiente delle risorse attraverso tecnologie digitali e rafforzano il coinvolgimento del capitale umano nei processi di cambiamento. La maggioranza non ha però ancora intrapreso percorsi strutturati che colleghino transizione ecologica e trasformazione organizzativa.
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